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Archivio dei Vicedomini  (Secolo XIV)

Progetto e coordinamento: Renzo Arcon
Catalogazione: Daniela Durissini

Nell’ambito della catalogazione dei fondi medievali conservati presso l’Archivio Diplomatico e costituenti il nucleo più antico dell’Archivio Storico del Comune, la Biblioteca Civica di Trieste ha promosso un lavoro di schedatura della documentazione contenuta nei Quaderni dei Vicedomini.
L’intento è quello di facilitare l’accesso ai documenti da parte dei ricercatori consentendo di avere a disposizione una fonte di informazioni sulla Trieste del ‘300 prima impossibile.

I Vicedomini erano i notai incaricati dal Comune di Trieste, a partire dal 1322, di registrare ogni scrittura alla quale si volesse dare pubblica fede.
In altre parole, ogni documento redatto a Trieste, pur prodotto da un notaio, a partire da quella data, per poter essere presentato in giudizio, in caso di controversia, doveva essere ricopiato nei quaderni dei vicedomini, che nel contempo sottoscrivevano l’originale e lo conservavano presso l’edificio contenente gli archivi del Comune e denominato “Vicedomineria”.

Il provvedimento, come recita l’addizione agli Statuti triestini del 1318, che lo rende operativo, venne adottato: “Quia maliciis hominum obviandum est et ne de cetero inter contrahentes questio aliqua vel dubium oriatur...” ed in realtà si rivelò un ottimo sistema di controllo, da parte delle famiglie al potere, sulla vita del comune.
I vicedomini, due notai di chiara fama, scelti dal consiglio comunale tra coloro che avevano esercitato per anni il mestiere, e che appartenevano a famiglie dedite da generazioni alla professione, duravano in carica un anno.
L’istituto triestino non ha nulla a che fare con quello dei vicedomini veneziani del secolo XIII, caratterizzato dall’impegno in materia finanziaria, ma va messo in relazione, piuttosto, con analoghe istituzioni diffuse, nello stesso periodo, sul territorio controllato dal Patriarca di Aquileia. Esso va visto altresì nell’ottica dei complessi giochi politici che portarono, in quegli anni, ad una forte ripresa dello Stato Patriarcale, guidato da Pagano della Torre e che, in prospettiva, aprirono la strada all’autonomia cittadina.
Per quanto concerne la specificità della documentazione esaminata, occorre osservare che un’addizione successiva a quella che istituiva i vicedomini precisava che essi dovevano trascrivere fedelmente tutti i documenti che venivano presentati, eccezion fatta per quelli riguardanti debiti e compravendite che, data la ripetitività delle formule adoperate, potevano venir riassunti.
Ci troviamo di fronte perciò ad una messe straordinaria di informazioni pratiche sulla vita della città medievale che, se da un lato presenta parecchie lacune, dovute alla perdita di molti quaderni in seguito a due rovinosi incendi che distrussero la vicedomineria, dall’altro è molto minuziosa e completa, riportando, praticamente tutti i documenti prodotti a Trieste nel periodo in cui i vicedomini furono attivi.

I quaderni vennero rilegati in 99 volumi, nel secolo scorso, e vanno dal 1322 al 1731, quando l’istituzione fu abolita. Per quanto concerne il XIV secolo, preso in considerazione nel presente lavoro, sono conservati i quaderni degli anni: 1322, 1326, 1328, 1329, 1330, 1331, 1334, 1335, 1336, 1337, 1340, 1343, 1345, 1347, 1348, 1349, 1358, 1359, 1363, 1364, 1367, 1368, 1370, 1371, 1372, 1373, 1376, 1378, 1379, 1383, 1390, 1398.