Trieste e la Sublime Porta
da Pio II all’arciduca Massimiliano d’Asburgo


La nuova stagione di relazioni commerciali tra Trieste e il Levante

Nel 1699 venne stipulata la pace di Carlowitz che riconobbe agli Asburgo il dominio dell’Intera Ungheria fino alla Drava e al Danubio (19). Con la Patente del 2 giugno 1717 Carlo VI proclamò la libertà di navigazione nell’Adriatico. L’imperatore intaccava così il dominio di Venezia. Il 21 luglio 1718 Eugenio di Savoia al comando delle truppe imperiali sconfisse l’esercito ottomano. Divenuti potenza dominante di tutta l’Europa centro-orientale gli Asburgo cercarono di includere la materia commerciale nei patti di pace. La pace sottoscritta il 27 luglio 1718 dai plenipotenziari dell’imperatore Carlo VI e del sultano Ahmed III vicino a Passarowitz, a est di Belgrado, fu accompagnata dalla ratifica del trattato di commercio e di navigazione che regolò le relazioni economiche tra i Paesi asburgici e quelli soggetti alla Sublime Porta (20).
Il 18 marzo 1719 vennero istituiti con Patente sovrana i Porti Franchi di Trieste e di Fiume. A quest’evento d’importanza epocale per la storia delle due città adriatiche fece seguito l’istituzione dell’Imperiale Privilegiata Compagnia Orientale. Fondata nel 1719, essa stabilì a Trieste una propria agenzia, un cantiere navale per il deposito di legname, una fabbrica di cordami e una cereria. Tra il 1720 e i primi anni del 1730 la Compagnia fece salpare da Trieste proprie navi con carichi destinati a Smirne e a Costantinopoli. Presto però subì cospicue perdite del settore commerciale e la corte non le rinnovò i privilegi concessi all’atto della sua istituzione.
Nella prima metà del Settecento, come ha scritto Pierpaolo Dorsi, non vi era ancora una vera e propria colonia di sudditi ottomani a Trieste. Tuttavia le agevolazioni fiscali e il regime di speciali franchigie attrassero mediatori e commercianti levantini, che potevano anche fermarsi qualche tempo in città. Ciò rese necessario istituire nel 1732 una rappresentanza consolare a Trieste, affidata, su richiesta degli uomini d’affari turchi al capitano Liberale di Giacomo Baseo, da tempo stabilitosi in città (21). In previsione dell’afflusso di navi dai porti del Levante, si progettò a Trieste un lazzaretto marittimo, completato appena nel 1730. Tuttavia le navi mercantili non furono tutelate dall’attacco dei pirati e dalla concorrenza veneziana, e non fu costituita la rete di consolati nei porti del Levante previsti dal Trattato di commercio del 1718.
La guerra della coalizione austro-russa contro la Turchia scoppiata nel 1736 interruppe i primi contatti commerciali con l’Impero ottomano e la pace di Belgrado del 1739, pur confermando gli accordi economici, privò l’Austria di gran parte dei territori balcanici conquistati nel 1718.

[24. Francesco Beda - Il Caffè Orientale di Trieste
Trieste, c.1888; Matita su carta; mm 640X470 - The Caffè Orientale of Trieste - Pencil on paper
CMSA Civico Museo Orientale inv.14/3009]

All’origine del movimento commerciale tra il porto di Trieste e gli scali della Sublime Porta dal 1720 vi era la vistosa differenza fra i prezzi di alcune merci disponibili sul mercato austriaco e gli importi delle merci provenienti dal Levante, sulle quali Maria Teresa dispose misure protezionistiche (23). La curiosità per l’esotismo faceva accogliere con successo anche le attività cui era dedita una piccola minoranza musulmana in città, esprimendosi nei piccoli piaceri quotidiani, come dimostra l’apertura di un Caffè orientale, testimoniata in una nota stampa di Francesco Beda (24).
I sudditi Ottomani che affluirono a Trieste e a Fiume erano generalmente Ebrei o Greci del continente sottoposti all’autorità della Sublime Porta, non Turchi di religione islamica. Infatti la loro fede non permetteva il commercio a fini speculativi, il monopolio e l’usura. La presenza della comunità turca a Trieste è testimoniata dall’istituzione nel 1848 di un cimitero musulmano collocato nei terreni prossimi al nuovo cimitero di Sant’Anna riservati alle comunità religiose non cattoliche.