Trieste e la Sublime Porta
da Pio II all’arciduca Massimiliano d’Asburgo


L’azione politica di Papa Pio II, già vescovo di Trieste, nei riguardi dell’Impero ottomano
La storia millenaria dell’Impero d’Oriente, nato alla fine del IV secolo, si esaurì negli anni in cui Enea Silvio Piccolomini, vescovo di Trieste (1447-1450) e poi di Siena, delineava il suo progetto politico e religioso. Nei primi decenni del Trecento i territori dei Romei, termine con cui erano chiamate le popolazioni latine d’Oriente, comprendevano limitate regioni dell’Asia Minore, della Macedonia e dell’Acaia e qualche isoletta dell’Egeo.
Dall’esterno l’espansione dei musulmani turchi mise in pericolo la sopravvivenza dell’Impero latino. La Sublime Porta era guidata nel secondo Quattrocento da Maometto II (Edirne 1432- Scutari 1481), il quale preparò l’assedio di Costantinopoli dall’aprile 1452. La città cadde il 29 maggio 1453. Enea Silvio Piccolomini trasse spunto dagli avvenimenti d’Oriente per concepire il Dialogo su un sogno (3), in cui immaginava di compiere un viaggio nell’aldilà, in cui partecipava al concilio indetto dall’imperatore Costantino per discutere delle condizioni in cui versava l’Europa cristiana.
Dal 1454 Venezia, Milano, Firenze e, dal 1455 anche Napoli aderirono alla Lega Italica in base agli accordi della Pace di Lodi.
Nel 1458 Piccolomini fu eletto Papa e da allora cercò di stringere alleanza con i principali stati europei. Pio II era consapevole della necessità di allearsi con il Duca di Milano, Francesco Sforza che, secondo i suoi progetti, avrebbe dovuto capitanare una nuova crociata. In questo contesto il 10 febbraio 1459 inviò una missiva ad Antonio de Senis e alle città sottoposte al governo del Duca di Milano, sollecitandoli a raccogliere le imposizioni fiscali decretate per finanziare la difesa dagli Ottomani (2). Nel 1459 Piccolomini convocò a Mantova una dieta alla quale invitò i signori e i sovrani per discutere della grave crisi che attraversava l’Europa (maggio 1459 - gennaio 1460). Egli inaugurò il congresso con un’Orazione ai principi cristiani (4). Al convegno di Mantova partecipò il cardinale Bessarione (Trebisonda 1402 ca. - Ravenna 1472), monaco basiliano il quale era vescovo di Nicea dal 1437. Da ambasciatore della Chiesa orientale aveva promosso l’unione con la Chiesa Latina nel concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439). Egli pronunciò dinanzi al Pontefice un discorso a nome del Sacro Collegio esprimendo la disponibilità ad una spedizione militare per riconquistare Costantinopoli (5). Pio II sciolse la dieta il 14 gennaio 1460 e da allora egli fu il protagonista dell’azione politica tesa ad arginare l’espansione ottomana in Occidente. Il Pontefice accolse insieme a Bessarione, Tommaso, despota della Morea e ultimo dei Paleologhi, imperatori di Bisanzio, giunto esule in Italia. Portava con sé la reliquia del cranio di Sant’Andrea, patrono della Chiesa d’Oriente: testimoniano l’evento le sequenze pittoriche del pittore fiammingo Bernard Rantwyck nel Museo diocesano di Pienza.