Trieste e la Sublime Porta
da Pio II all’arciduca Massimiliano d’Asburgo


Influssi della civiltà ottomana nel teatro e nell’arte

II rapporto conflittuale tra gli stati cristiani d’Europa e la Sublime Porta trovò espressione nel teatro sin dalla fine del XV secolo. Le vicende belliche ispirarono i soggetti del dramma di argomento storico turco-bizantino. Verso la fine del XV secolo Jacob Locher pubblicò La tragedia dei Turchi e del Sultano (Tragoedia de Thurcis et Suldano), messa in scena all’Università di Freiburg nel 1497, e Lo spettacolo rappresentato secondo lo stile tragico (Spectaculum more tragico effigiatum) allestito a Ingolstadt nel 1502 (37).
La moda di comporre lavori teatrali di ambientazione orientale proseguì in Europa, dove nella seconda metà del Cinquecento Gabriel Bounin pubblicò a Parigi il dramma La Soltane, messo in scena a Francoforte nel 1595. In Gran Bretagna Cristopher Marlowe rappresentò a Londra nel 1587 Tamburlaine the Great, dato alle stampe nel 1593.
Per quanto riguarda i soggetti bizantini a Venezia Flaminio Maleguzzi compose la commedia Theodora nel 1572. Irene, tragedia di Vincenzo Giusti Udinese rappresentata a Venezia nel 1579, rispecchiò l’impressione suscitata in Occidente dalla caduta del regno di Cipro e della città di Nicosia nel 1571. Un’altra commedia dal titolo Irene, fu data alle stampe da Francesco Sanseverino nel 1580 a Venezia.
Nel Seicento il teatro dei Gesuiti, animato da intenti didascalici e orientato ad offrire esempi di virtù eroiche e di colpe punite, propose drammi religiosi di soggetto bizantino. Commedie a fondo storico furono il Solimano di Stefano della Bella del 1619, e Il Solimano di Prospero Bonarelli della Rovere (Venezia 1621) (38). Una tragedia di argomento «turchesco» Bajazet et Tamerlaine compose il russo Gregorij nel 1675, mentre Jean Racine diede alle stampe il lavoro teatrale Bajazet a Parigi nel 1672, riversandovi le informazioni ascoltate da François Duprat, un suo amico che aveva vissuto la prigionia presso gli Ottomani. In tutti gli altri testi teatrali l’ambientazione era a Costantinopoli, una citazione che non aveva alcun riscontro con la città medioevale, ma era rappresentata da uno sfondo costituito da antri, spelonche, giardini, sale imperiali.
Il melodramma fu il genere in cui, a partire dall’ultimo ventennio del Seicento, trovò espressione un sentimento di curiosità per i costumi e la civiltà del Vicino Oriente. Nel 1692 al Teatro Grimano di Venezia fu allestito l’Ibrahim sultano di Adriano Morselli. Il genere proseguì con successi alterni nel Settecento. Il teatro orientaleggiante era legato all’evoluzione della partitura musicale composta da grandi musicisti del Seicento veneziano quali Pietro Andrea Ziani, Domenico Gabrieli, Tomaso Albinoni.
Nei teatri di Monaco e di Parigi furono soprattutto italiani gli autori di melodrammi bizantini o turchi. Le vicende belliche divennero un semplice pretesto per attirare il pubblico: lo spettacolo doveva colpire la fantasia dello spettatore, suscitando stupore di fronte ai numerosi colpi di scena dell’improbabile vicenda. Gioachino Rossini (Pesaro 1792-Parigi 1868) compose alcune opere basandosi su libretti che hanno per protagonisti degli orientali. Il 22 maggio 1813 trionfò al teatro San Benedetto di Venezia con L’Italiana in Algeri. Il 14 agosto 1814 rappresentò alla Scala di Milano l’opera buffa Il Turco in Italia (39). Il 3 dicembre 1820 al Teatro San Carlo di Napoli mise in scena Maometto Secondo, dramma serio incentrato sulla figura del conquistatore di Costantinopoli. Il soggetto era basato sulla tragedia Anna Erizo di Cesare della Valle. Una nuova versione del Maometto Secondo fu rappresentata a Venezia al Teatro La Fenice il 26 dicembre 1822. Il musicista pesarese ne rivoluzionò il finale, introducendo un duello tra i rivali in amore Maometto e Calbo. La vittoria del veneziano apriva la strada all’epilogo lieto, con la successiva liberazione della città dall’invasore (43).