Trieste e la Sublime Porta
da Pio II all’arciduca Massimiliano d’Asburgo


L’ultima Crociata

Nell’autunno 1461 Maometto II occupava Sinope e Trebisonda, ponendo fine all’ultimo Impero Cristiano d’Oriente. In questa occasione Pio II compose la Lettera a Maometto (Epistola ad Mahumetem), indirizzata al conquistatore di Costantinopoli con l’invito a convertirsi al Cristianesimo e a divenire sovrano di un riunificato Impero Romano d’Oriente e d’Occidente (6, 7). La lettera proponeva l’alleanza al sultano a condizione della sua conversione, ma quasi sicuramente non fu concepita per essere inviata al destinatario reale. Gli archivi ottomani di Istanbul non documentano infatti la presenza di copie in latino della missiva e neppure una traduzione in lingua greca o turca. Il testo appartiene piuttosto al genere epistolografico, cui gli umanisti facevano ricorso nel XV secolo per divulgare il loro pensiero. L’Epistola testimonia una conoscenza indiretta della religione maomettana da parte di Pio II, ma un buona padronanza delle teorie controversistiche cristiane. All’epoca pochi filosofi e religiosi cattolici avevano letto il libro sacro dell’Islam. Il Corano, in arabo al-Qur’ān, cioè "la lettura" o "la recitazione salmodiata", rappresenta per i musulmani il messaggio rivelato quattordici secoli fa da Allāh (Dio) a Maometto per un tramite angelico, destinato ad ogni uomo sulla terra (11). Giovanni da Segovia fu il primo teologo cristiano a tradurre nel 1455 l’originale arabo, avvalendosi di uno specialista in diritto islamico. La prima traduzione del Corano in volgare, liberamente ridotta, uscì dai torchi di Andrea Arrivabene a Venezia nel 1547 e fu dedicata a Gabriel d’Aramon, ambasciatore in Levante presso Solimano il Magnifico (10).
In Occidente un filone filo turco si manifestò nell’epistolografia e nella trattatistica filosofica dopo il 1460, quando l’insoddisfazione per la corruzione della Chiesa Romana stimolò Giorgio da Trebisonda a scrivere in favore di Maometto II (8).
L’8 settembre 1462, pochi mesi dopo aver composto la lettera con la quale invitava il sultano a convertirsi, Pio II bandì la Crociata, annunciando che vi avrebbe partecipato di persona. Nel settembre 1463 fu costituita la lega tra Venezia, gli Ungheresi e lo Stato della Chiesa in vista della spedizione. L’anziano pontefice avrebbe accompagnato i militanti per la fede in Oriente assieme al Doge di Venezia e al Duca di Borgogna. Nonostante fosse gravemente malato, Papa Pio II nel giugno 1464 partì da Roma per Ancona (9). I combattenti cristiani confluirono qui da varie parti, ma numerosi rinunciarono prima della partenza, poiché Venezia aveva deciso di far fallire l’impresa. Ciononostante Sigismondo Malatesta e i vescovi di Treviso e di Bergamo raggiunsero Ragusa, prima tappa balcanica della spedizione. In tale situazione il 15 agosto 1464 morì ad Ancona Pio II e con lui i progetti di spedizione contro l’Impero ottomano.
La salma fu portata a Roma e qui sepolta nella Chiesa che custodiva la reliquia di Sant’Andrea. Alla sepoltura di Pio II era stata riservata una nicchia, dove Paolo Romano ed un anonimo scultore noto come “Maestro di Pio II” scolpirono tra il 1465 e il 1470 il monumento funebre. Quivi, nel secondo registro dal basso è scolpita la scena della consegna del capo di Sant’Andrea a Pio II.