Trieste e la Sublime Porta
da Pio II all’arciduca Massimiliano d’Asburgo
Trieste e la Sublime Porta
da Pio II all’arciduca Massimiliano d’Asburgo
Museo petrarchesco piccolomineo, via Madonna del Mare 13, 3. piano
23 giugno-7 novembre 2010
a cura di Alessandra Sirugo
Conferenza stampa: martedì, 22 giugno alle ore 11.30
Inaugurazione: mercoledì, 23 giugno alle ore 17.30
Promossa dal Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura, Assessore Massimo
Greco, l’esposizione è realizzata dalla Direzione Area Cultura e dal Servizio
Bibliotecario Urbano, Museo petrarchesco piccolomineo con la direzione di
Adriano Dugulin e la cura di Alessandra Sirugo. Ha collaborato Elisabetta Lo
Giudice dell’Associazione di volontariato “Cittaviva”. L’inaugurazione avverrà
mercoledì 23 giugno alle 17.30 nel Museo di via Madonna del mare. L’esposizione,
in italiano e in inglese, è aperta con ingresso libero e visite guidate gratuite
fino a domenica 7 novembre 2010 con orario da lunedì a sabato, 9-13, il giovedì
anche 15-19 (chiuso festivi, ad eccezione del 7 novembre). Le visite guidate si
svolgono il sabato alle ore 11 e il giovedì alle 17 a cura di Alessandra Sirugo
e delle volontarie dell’Associazione “Cittaviva”, la quale effettua, su
prenotazione, anche visite in inglese, tedesco, francese, spagnolo, sloveno,
croato, russo.
La Sublime Porta era l'accesso al palazzo del Gran Visir a Istanbul, il luogo
dove il sultano teneva la cerimonia di benvenuto per gli ambasciatori stranieri.
Ma la Sublime Porta indicava anche, per estensione, tutto l'Impero Ottomano, le
cui vicissitudini hanno coinvolto da vicino l'Europa per almeno cinque secoli,
dalla fine del XV fino all'inizio del XX.
La mostra si articola in tre percorsi, il primo dei quali è dedicato alla
complesso disegno politico nei riguardi dell’Impero ottomano di Pio II, già
Vescovo di Trieste dal 1447 al 1450, cardinale e pontefice negli anni della
crollo dell’Impero Romano d’Oriente e dell’espansione musulmana nel Bosforo e
nei Balcani. A partire dal XVI secolo si manifestò la drammatizzazione dello
scontro di civiltà nel teatro e nel melodramma, ma nel contempo si diffuse la
fascinazione per il Vicino Oriente.
La seconda sezione dell’esposizione è dedicata agli echi dell’espansione
ottomana nel Litorale austriaco, nel quadro del graduale superamento della
diffidenza verso lo straniero che seguì alla Pace di Carlowitz (1699). Dal 1718
l’imperatore Carlo VI e il sultano Ahmed III inaugurarono le relazioni
economiche tra i Paesi asburgici e quelli soggetti alla Sublime Porta, aprendo
da Trieste e da Fiume la via al commercio mercantile verso i porti di Smirne e
di Costantinopoli. La piccola comunità di Turchi fu registrata nel censimento
del 1857 e della loro permanenza a Trieste reca testimonianza la lapide in
lingua osmanli di un dignitario turco collocata nel percorso espositivo accanto
alle immagini del Cimitero islamico, inaugurato nel 1848 in via della Pace. In
occasione della mostra Giovanni Allotta, discendente di Giani Stuparich, ha
prestato i documenti d’identità e le foto di famiglia di Samuel e Virginia
Oblath, ungheresi di nazionalità ottomana e religione israelita, che si
stabilirono a Trieste a fine Ottocento: erano i genitori di Elody, sposa dello
scrittore triestino Giani Stuparich.
La Turchia e la sua conflittuale storia con l’Occidente cristiano ispirarono
drammaturghi e compositori come Wiel e Rossini. Le suggestioni della cultura
ottomana hanno influenzato anche le espressioni artistiche e lo stile delle
abitazioni signorili a Trieste. Lo dimostrano gli affreschi che ornano il
soffitto del salone nel Museo della Fondazione Giovanni Scaramangà di Altomonte
(1835 ca.), in via Filzi 1, dove è trasfigurato allegoricamente il continente
asiatico. La curiosità per la civiltà islamica contagiò il diciottenne
Massimiliano d’Asburgo, che dal suo viaggio a Smirne e in Grecia riportò un
diario pervaso di emozioni. Gli acquerelli di Germano Prosdocimi rappresentano
gli ambienti orientali di Villa Lazarovich sul colle di San Vito, prima dimora
dell’arciduca.
Intorno al 1840 l’orientalismo si espresse nei quadri di artisti appartenenti
alla corrente del realismo. Natale Schiavoni dipinse L’Odalisca (1840), ritratto
idealizzato di una bellezza femminile esotica fuori dal tempo, mentre La
preghiera di Maometto del napoletano Domenico Morelli (1887) evoca una
spiritualità nel contempo sconosciuta ed affascinante.
Museo petrarchesco piccolomineo
via Madonna del mare, 13
3. piano
tel. 040/3593611 040/3593601
www.museopetrarchesco.it
museopetrarchesco@comune.trieste.it
fax 040/6758199 o 040/3593625
.