GENTI DI SAN SPIRIDIONE. I SERBI A TRIESTE 1751-1914


Vucetich
Il primo Vucetich presente sulla piazza triestina risulta essere Michele, nato a Sussevich, Bocche di Cattaro nel 1780. Giunto a Trieste dopo un soggiorno a Malta, fu mercante in granaglie e fu attivo anche nel ramo assicurativo: pare fosse proprietario di un’ingente flotta di navi, che impegnava verso i porti del Mar Nero, quale ad esempio quello di Odessa, porto sviluppatosi nel Settecento proprio a seguito dello sviluppo del Porto Franco di Trieste (1719). Le notevoli possibilità economiche di Michele sono dimostrate dal palazzo sulla riva dei Pescatori (tra le attuali riva Sauro 8, via dell’Annunziata 2 e via Cadorna 11), occupante un intero isolato, di cui era proprietario e da lui stesso commissionato all’architetto Antonio Buttazzoni nel 1824 e dalle ricche donazioni: i Vucetich finanziarono la strada per Servola e Michele – che negli anni 1835 e 1837 aveva ricoperto la carica di presidente della Comunità serbo-ortodossa – nel 1858 elargì 50.000 fiorini per l’edificazione della nuova chiesa di San Spiridione a Trieste. Aveva due figlie, Caterina ed Elisa, e tre figli, Giorgio, Giovanni e Stefano. Quest’ultimo, assieme alla moglie Larissa, donò alla chiesa di San Spiridione il prezioso servizio da messa qui esposto. Giovanni, uno dei figli di Michele, nacque a Trieste nel 1835; affiancò il padre nelle imprese commerciali ed ebbe un ruolo rilevante nella vita pubblica cittadina: fu nominato cavaliere (con titolo spettante a tutti i membri della famiglia), fu deputato del Parlamento di Vienna per due legislature, e per dieci anni (1877-1887) fu membro del consiglio d’Amministrazione delle Assicurazioni Generali. Fu inoltre tra i soci fondatori del Lloyd Austriaco, e presidente della Comunità serbo-ortodossa nel 1866, 1869, 1874-1876, 1878-1880, 1887. Giovanni, alla morte del padre, ereditò il palazzo, ma lo vendette al conte Muratti, in quanto viveva principalmente a Odessa. A testimonianza del grande viaggiare sono i ritratti di tre bambine, Anna, Sofia e Anastasia, forse sue nipoti, eseguiti nel 1867 a Odessa, dal fotografo Rodolphe Fheodorovetz.