Due fiorini soltanto - Sebastianutti e Benque fotografi a Trieste


Sebastianutti e Benque. Storia di uno studio fotografico
Elisa Vecchione, Maurizio Radacich

La ragione che spinse Franz Benque a trasferirsi a Trieste, agli inizi del 1864, fu rispondere a un’inserzione che Guglielmo Sebastianutti, all’epoca orologiaio e orefice, pubblicò su un giornale tedesco con lo scopo di trovare un socio in affari per avviare uno studio fotografico. Il 1864 è dunque l’anno in cui si può fissare l’inizio di questa casa fotografica, che rimase in attività per circa 120 anni fino al 1983, quando Lilly Benque, nipote del capostipite e ultima erede in ordine di tempo, smise di lavorare, come illustre fotografa di ritratti, nella cittadina austriaca di Graz.

Cinque sono i protagonisti di questa dinastia di fotografi: Francesco Benque (1841-1921), intestatario del primo studio e attorno al quale si compie la storia di questa famiglia di fotografi, per mano sua, dei suoi discendenti e prosecutori e attraverso le persone con le quali entra in contatto e si lega; il socio e futuro suocero Guglielmo Sebastianutti (1824-1881); il fratello Wilhelm (1843-1903); il figlio Alberto (1873-1953); la nipote Lilly (1913-1999). Essi esportarono il loro nome e la loro professionalità in diverse parti del mondo partendo dalla Trieste austriaca di fine ’800 per poi passare a Milano, quindi ad Amburgo e Brema, a Rio de Janeiro, Pernambuco e Bahia, a Graz e a Parigi (il solo Wilhelm Benque lavorò nella capitale francese).

Guglielmo SebastianuttiGuglielmo Sebastianutti. nasce a Trieste il 29 novembre 1824 da Orsola e Antonio. Il padre, orologiaio e orefice, lo avvia inizialmente alla sua professione e Guglielmo, dopo aver fatto un breve tirocinio nella bottega di famiglia, si trasferisce nel 1840 a Vienna per migliorare la sua professionalità di orologiaio e orafo. Nel 1851 torna a Triestee il padre gli cede i locali e la ditta Amiet & Sebastianutti con sede in piazza della Borsa. L’anno successivo Guglielmo si sposa con l’attrice di teatro Adelaide Cattena, che gli porta in dote 3.000 fiorini ,con i quali nel 1853, apre  una piccola bottega di orologeria nel palazzo Stratti in piazza del Teatro. Guglielmo, non contento decide di ampliarsi e, indebitandosi, apre nell’ottobre del 1857 un esercizio sul Corso negozio che all’epoca fu definito tra i più lussuosi di Trieste. Nel giro di pochi mesi l'attività fallisce, costringendolo addirittura a fuggire ad Alessandria d’Egitto Giacomo comunque arrestato su ordine del Consolato Austriaco viene estradato a Trieste, subirà la condanna di sei mesi di arresto per fallimento. Nel 1864, Guglielmo intuisce le grandi possibilità della fotografia, che in quegli anni si stava diffondendo anche a Trieste. decide quindi di pubblicare un’inserzione in un giornale tedesco nella quale chiede la collaborazione ad un possibile socio in affari, disposto a trasferirsi, per aprire uno studio a Trieste. A tale inserzione risponde il giovane fotografo di Ludwigslust (Meclemburgo, oggi in Germania) Francesco Benque, che si trasferisce in città nei primi mesi dell’anno, ottenendo ospitalità presso la casa di Sebastianutti, in via dei Fabbri 11. Francesco Benque e Guglielmo Sebastianutti si rivelano da subito un connubio vincente, l’uno mettendo a disposizione talento e competenza, l’altro il coraggio necessario per il rischio nel campo del commercio e una mentalità aperta a nuovi orizzonti professionali.
 

Francesco BenqueFrancesco Benque nasce a Ludwigslust il 12 marzo 1841 da Christian Benque ed Ernestine Hanriette Caroline Elisabet Schmidt. La sua famiglia era di origini francesi, della zona dei Pirenei, trasferitasi in Germania a seguito delle persecuzioni religiose cattoliche contro gli ugonotti. Il padre, insegnante all’Istituto per sordomuti a Ludwigslust, divenne poi direttore di un analogo Istituto a Lubecca. Francesco, maggiore di tre figli, dopo aver frequentato e concluso nel 1856 il seminario, più propenso ad assecondare le sue attitudini artistiche e il suo interesse per gli sviluppi della chimica che ad approfondire la formazione sulla via del presbiterato, entra, per imparare il mestiere, nello studio fotografico di C. C. Hersen a Güstrow, cittadina dello stato federale tedesco Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Compie l’apprendistato come operatore fino al 1864, anno in cui si trasferisce a Trieste portando con sé un quasi decennale bagaglio di esperienza maturato nella bottega del maestro. Lo studio fotografico F. BENQUE viene aperto ufficialmente il 24 maggio del 1864 in via dell’Annunziata 11, dietro la chiesa di Sant’Antonio Vecchio.

Nel 1865, Francesco Benque ottiene il primo riconoscimento ufficiale - una medaglia d’oro di Benemerenza - in Germania alla I Mostra Internazionale di Fotografia a Berlino.I n Germania acquista un apparecchio per la realizzazione di fotografie a grandezza naturale che permetterà allo studio di offrire, alla sempre più esigente clientela triestina di essere immortalata in ritratti.  Il 28 maggio 1867 Benque riceve il “supremo ringraziamento”, da parte della Cancelleria di Corte di Vittorio Emanuele II, per un “ossequio al Regno Unito”. E una medaglia d’argento in occasione dell’Esposizione Universale di fotografia a Parigi. Il 1867 è anche l’anno in cui avviene il primo cambio di ragione sociale dello studio fotografico. Il 30 settembre, infatti, Guglielmo Sebastianutti entra a far parte dello studio fotografico come socio di Benque con un contratto decennale. La nuova società prende il nome di BENQUE & SEBASTIANUTTI.

Qualche settimana prima, il 7 settembre del 1867, Guglielmo Sebastianutti sposa in seconde nozze Amalia Brugger, figlia del fondatore dell’omonima birreria a Padova. Amalia ha già una figlia, Isabella, all’epoca venticinquenne, avuta dal precedente matrimonio con Alberto Unterhuber. La convivenza nella stessa casa tra Francesco Benque e la figliastra di Sebastianutti porterà i due a un’unione che li legherà per il resto della vita. Ben presto tuttavia sorgono dissapori tra i due soci, sia a seguito dell’unione di Francesco e Isabella sia per la disapprovazione da parte di Benque dello stile di vita “lussuoso” della nuova consorte del socio. Questi contrasti portano, il 22 setttembre del 1869, allo scioglimento del contratto stipulato un paio d’anni prima. Francesco fugge in Germania, ad Amburgo, con Isabella, dove nascerà la loro prima figlia, Alba. Nella città anseatica, apre, in collaborazione con un suo cugino e vecchio amico d’infanzia, Conrad Kindermann, già fotografo a Lubecca, lo studio fotografico BENQUE & KINDERMANN.

Nell’ottobre del 1868, sempre ad Amburgo, Benque vince una medaglia in occasione della Mostra Internazionale dell’Associazione Fotografica. Nel 1869 riceve un ulteriore riconoscimento a Groningen.

Nello stesso periodo viene aperta anche una filiale dello studio a Brema. Nel 1870, Francesco, Isabella e la piccola Alba si trasferiscono in Brasile. In Sud America Benque si associa al suo connazionale Henschel ed apre uno studio fotografico con sedi a Rio de Janeiro, Pernambuco e Bahia.
La famiglia Benque rimane in Brasile fino al 1876. Durante questo soggiorno ai Benque nascono altri tre figli. Francesco Benque continua a ricevere riconoscimenti per la sua attività anche nella nuova patria. Nel 1872 riceve un diploma di benemerenza e una medaglia d’oro dall’Imperatore del Brasile Pedro II per i suoi lavori alla Mostra Generale d’Arte organizzata dall’Accademia d’Arte; assieme a questa onorificenza gli viene attribuito il titolo di Fotografo Imperiale della Corte brasiliana. Ben integrato nel paese d’oltre oceano, Francesco Benque ne ottiene anche la cittadinanza.

Durante la permanenza della famiglia Benque in Brasile, lo studio fotografico di Trieste rimane in attività con la conduzione di Sebastianutti, che provvede a cambiarne il nome in studio fotografico SEBASTIANUTTI.
Sebastianutti prosegue la produzione nel campo della ritrattistica e, parallelamente, sperimenta un nuovo ambito realizzando fotografie di vedute paesaggistiche. L’incremento del turismo accoglie favorevolmente la produzione di queste immagini. Nel 1870 ottiene a Vienna una medaglia d’oro. Nel 1871 partecipa, nella stessa città, a una mostra dove espone i suoi lavori accanto a quelli del noto pittore-fotografo Antonio Sorgato. Nel 1872 gli viene concessa l’autorizzazione a fotografare il Castello di Miramare, su cui realizza un album di albertipie. Nel 1873 gli viene conferita la Croce d’oro al merito all’Esposizione Mondiale di Vienna e il titolo di Imperiale e Regio fotografo di corte.

Nel 1876, dopo la morte della piccola Maria, i Benque rientrano a Trieste e vanno ad abitare con il suocero. Con la ricostituzione del vecchio sodalizio viene cambiato il nome dello studio in SEBASTIANUTTI & BENQUE. La nuova posizione sociale raggiunta da Sebastianutti fa sì che il suo nome ora, a differenza del passato, preceda quello di Benque.

Nel 1880 Guglielmo si stabilisce a Milano con suo nipote Mario Paroli. alla ricerca di nuovi orizzonti commerciali . La nuova avventura commerciale è comunque di breve durata: il 30 novembre 1881 Guglielmo Sebastianutti muore, nella clinica neurologica di Monza, a causa di una malattia.

Benque, decide di abbandonare l’attività milanese, continua l’attività di Trieste lasciandone immutata la ragione sociale (SEBASTIANUTTI & BENQUE). Mario Paroli, rientrato nel frattempo a Trieste, torna a lavorare nello studio fotografico di via dell’Annunziata 11.

Nel 1883  per decreto, a Benque  viene assegnato anche il diritto ad avere il titolo di fotografo della corte austriaca, nonostante abbia mantenuto la cittadinanza brasiliana. Nei cartoncini fotografici continua ad essere presente lo stemma imperiale sia austriaco che del Brasile. Il 1887 l’attività si trasferisce in piazza della Borsa 10. Per pubblicizzare il nuovo studio fotografico, Francesco Benque fa installare sulla facciata dell’immobile una tabella di colore nero con lettere cubitali in oro alte 60 centimetri componenti la scritta SEBASTIANUTTI & BENQUE. Francesco Benque, attorno al 1888, realizza una quarantina di fotografie che illustrano le bellezze naturali, le opere e i lavori eseguiti nelle Grotte di San Canziano. Nel 1898 trasforma la ragione sociale dello studio in FRANCESCO BENQUE SUCCESSORE A SEBASTIANUTTI & BENQUE, a distanza di ben 17 anni dalla morte di Sebastianutti. Nel 1901 lascia Trieste per trasferirsi definitivamente a Villaco, cittadina natale della moglie Isabella, e vi muore il 30 marzo 1921.

Nel 1913 Alberto Benque rileva l’attività paterna e iscrive la ditta a proprio nome (ALBERTO BENQUE SUCCESSORE A SEBASTIANUTTI & BENQUE). Alberto aveva iniziato la carriera di fotografo già nel 1888 lavorando con il padre nello studio di Trieste. Dopo questo periodo di apprendistato si era perfezionato presso l’Istituto Grafico di Esperimenti Fotografici e di Tecniche di Riproduzione di Vienna e aveva collaborato nello studio BENQUE & KINDERMANN di Amburgo. Questa esperienza lavorativa dura fino al 1895, quando viene inviato dal padre a Rio de Janeiro, con il compito di aiutare l’amico e socio Henschel. Solo nel 1901 Alberto fa ritorno a Trieste e si affianca a Francesco negli ultimi anni della sua carriera.
Dell’attività dello studio fotografico dal 1914 al 1924 non abbiamo che poche documentazioni. Nel 1917 esegue una serie di fotografie, commissionategli dall’I. R. Luogotenenza. Queste foto vengono usate per una mostra allestita nei locali del Dazio (Dogana) al Punto Franco di Trieste. Sono fotografie riguardanti il problema dell’approvvigionamento per la popolazione durante il periodo bellico e illustrano i magazzini di cereali, le cucine, i forni, lo spaccio e la mensa.
Nel 1920 Alberto Benque abbandona Trieste e l’Italia per trasferirsi definitivamente in Austria. Dalle “Guide della città di Trieste” si evince che dal 1920 al 1924 lo studio rimane in attività e conserva il nome di ALBERTO BENQUE SUCCESSORE A SEBASTIANUTTI & BENQUE, ma non è chiaro quale fotografo continui a onorare tale nome. Dal 1925 lo studio non risulta in attività. Nel 1931 Alberto apre l’ATELIER BENQUE a Graz, in Beethovenstrasse 26. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1953, questo studio viene condotto per trent’anni dalla figlia Lilly. Nel 1983, con la chiusura dell’atelier, si conclude la storia di questa “lunga dinastia di fotografi”.