Due fiorini soltanto - Sebastianutti e Benque fotografi a Trieste


I volti della musica.
Compositori e interpreti nella fototeca del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”
 

Quando il giovane Carlo Schmidl, apprendista e copista presso il Fondaco Musicale Vicentini, iniziò a radunare le carte ed i documenti che avrebbero costituito il primo nucleo della sua raccolta storico-musicale ebbe naturalmente un occhio di riguardo anche per i ritratti fotografici dei personaggi di cui andava documentando l’attività. Così, quando nel dicembre del 1924, si giunse all’inaugurazione del Museo Teatrale nella sua sede primigenia nello storico edificio del Teatro Verdi, la già consistente raccolta poteva vantare un cospicuo quantitativo di ritratti fotografici: compositori, pianisti e violinisti, direttori d’orchestra, coreografi e ballerini, attori e cantanti che raccontano con la vivida immediatezza delle immagini (nonché di eventuali dediche autografe ed annotazioni sulle stesse) la civiltà musicale contemporaneamente documentata da Schmidl attraverso programmi, manifesti e locandine, manoscritti ed edizioni musicali, documenti e cimeli, recensioni giornalistiche, lettere autografe e strumenti musicali.

Oggi la fototeca del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” conta circa un centinaio di fotografie uscite dall’atélier Sebastianutti, altrettante da quello di Francesco Benque ed altrettante che portano la firma congiunta di Sebastianutti e Benque. Quelle proposte offrono un ideale itinerario nella vita musicale triestina del secondo Ottocento attraverso una scelta, certo arbitraria, ma nondimeno significativamente rappresentativa. Sul versante compositivo emerge la presenza di due protagonisti della scena operistica triestina ottocentesca: i coetanei (sono nati entrambi nel 1836) Giuseppe Rota e Giuseppe Sinico, ritratti ciascuno nella propria maturità. Anche Gustavo Wieselberger (Trieste 1834-1910) è uno di quei personaggi che riassumono in sé alcuni caratteri fondamentali della cultura musicale triestina del secondo Ottocento  Compositore, maestro di pianoforte, armonia e contrappunto, corrispondente della Gazzetta Musicale di Milano, sovrintendente del Comune per le attività musicali, Wieselberger dirigeva in casa propria una Società orchestrale, con la quale non sentiva la necessità di presentarsi in pubblico se non di rado e in ben mirate occasioni.

Sul fronte dei pianisti compositori spiccano due ritratti. Il primo è del viennese Ferdinand Karl Lickl (Vienna 1803-Trieste 1864; fig. 5), stabilitosi a Trieste nel 1836 e rimastovi fino alla morte, autore tra l’altro della Disfida di Barletta, opera di accesi ideali risorgimentali quarantotteschi, andata in scena al Teatro Grande nel 1848. Il secondo ritratto ci restituisce la figura di Luigi Cimoso (Trieste 1846-Milano 1884; fig. 8), il compositore, pianista e critico musicale legato da un’affettuosa amicizia e da una sorta di “complicità” artistica con Ferruccio Busoni, scomparso prematuramente all’età di trentotto anni. Non meno significativi i colleghi violinisti. In primis Julius Heller (Lehota 1839-Trieste 1901), qui evocato da un giovanile ritratto, risalente agli anni Sessanta dell’Ottocento. 

Matrimonio segrato. melodrammagiocoso di D.Cimarosa - Francesco BenqueI cantanti, infine. A partire dal mezzosoprano Chiarina Faccio (Verona 1846-Trieste 1923), sorella del compositore e direttore d’orchestra Franco Faccio, che nel 1873 diresse tra l’altro la prima triestina dell’Aida di Verdi. Triestino è l’esordio anche per il soprano Tina Bendazzi Garulli (Napoli 1864-Trieste 1931): in Fra Diavolo di Mayerbeer, nel 1885.  Quella del baritono Giuseppe Kaschmann (Lussinpiccolo 1850-Roma 1925) è una presenza di rilievo all’interno delle collezioni del Museo Teatrale. Grazie alla donazione di Giovanna Stuparich Criscione, la vita famigliare e professionale di Kaschmann è documentata da alcuni dipinti e da una ricca serie di documenti e di cimeli. Qui lo vediamo in una fotografia datata autunno 1877. Non manca di farsi ritrarre da Sebastianutti e Benque anche il grande soprano Celestina Boninsegna (Reggio Emilia 1887Milano 1947), in occasione del suo unico passaggio triestino.
Ma l’humus della cultura musicale ed operistica della Trieste fin de siècle appare emblematicamente rappresentato dal servizio fotografico relativo alla messa in scena del Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa il 5 ed il 7 dicembre del 1894 dalla Società Filarmonico Drammatica, sotto la direzione di Adelchi Cremaschi. Il buffo Manfredo Francol nel ruolo di Geronimo, il mezzosoprano Nelly Demartini in quello di Elisetta, il soprano Virginia Giardini Ulmann in quello di Carolina, il contralto Bice Defeo nel ruolo di Fidalma, il baritono Gaetano Serra in quello del Conte Robinson ed il tenore Rossi nei panni di Paolino appaiono immortalati singolarmente in una foto d’assieme che ci restituisce il gusto e la cura con la quale anche in una dimensione semi-amatoriale ci si poneva nei confronti della produzione musicale ed operistica nella Trieste di quegli anni. Una pur rapida selezione dei ritratti fotografici di Sebastianutti e Benque dedicati a compositori ed interpreti nella fototeca del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” permette di impaginare un album di ricordi estremamente rappresentativo della scena musicale triestina della seconda metà dell'Ottocento. È una tessera fondamentale per ricomporre il mosaico di protagonisti e luoghi di spettacolo di una città che qualche decennio più tardi Cesare Barison non avrebbe esitato a definire musicalissima. .