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Prima e dopo
Per capire fino in fondo quel dramma bisogna però guardare anche al prima e al dopo.
Conflitti nazionali, politici e sociali non sono mancati nella Venezia Giulia anche durante la dominazione asburgica, ma fino al primo decennio del ‘900 i contrasti si sono svolti in genere nell’ambito della legalità. E’ stata l’esperienza sconvolgente della prima guerra mondiale ad introdurre anche nei territori alto-adriatici la violenza come strumento abituale di lotta politica. Nel primo dopoguerra ciò ha significato soprattutto squadrismo fascista e poi snazionalizzazione forzata della minoranza slovena e croata, cui gruppi nazionalisti e comunisti slavi risposero con attentati ad istituzioni dello Stato ed organi del regime. Con la seconda guerra mondiale si è avuto un ulteriore salto di qualità.
A partire dal 1941, le occupazioni italiane in Jugoslavia hanno generato lotta partigiana e repressione, con i loro orrori. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e le prime persecuzioni degli italiani dell’Istria, l’occupazione germanica della regione Giulia ha prodotto la Risiera di San Sabba, la cui mostra storica illumina gli aspetti relativi alla violenza nazista.
Il secondo dopoguerra è stato segnato dalle violenze di massa - di cui si parla in questa mostra - e dall’esodo degli italiani da Zara, da Fiume e dall’Istria, passate alla Jugoslavia. Presso il Campo Raccolta Profughi di Padriciano potrete trovare in merito una significativa esposizione.
All’interno di questo crescendo di violenze, le stragi dell’autunno 1943 e della primavera 1945 rappresentano un picco particolarmente tragico anche se, purtroppo, non isolato. Più in generale infatti le terre alto-adriatiche possono venir considerate come un laboratorio» della contemporaneità nell’Europa centrale, cioè come un territorio di limitate dimensioni sul quale si sono concentrati in maniera esemplare alcuni dei fenomeni più significativi e devastanti dell’età contemporanea: contrasti nazionali intrecciati a conflitti sociali; guerre di massa; effetti imprevisti della dissoluzione degli imperi plurinazionali; affermarsi di regimi antidemocratici impegnati ad imporre le loro pretese totalitarie su di una società locale profondamente divisa; scatenamento delle persecuzioni razziali e creazione dell’«universo concentrazionario»; trasferimenti forzati di popolazione capaci di modificare irreversibilmente la configurazione nazionale di un territorio; persecuzioni religiose in nome dell’ateismo di stato; conflittualità est - ovest lungo una delle frontiere della guerra fredda . Una sintesi, insomma delle terribili tragedie dello scorso secolo, concentrata su questo fazzoletto di terra.