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La divisione della Venezia Giulia
Per tutto il mese di maggio si ebbe nella Venezia Giulia una sovrapposizione non concordata di zone di occupazione tra anglo-americani e jugoslavi. Ciò provocò una crisi diplomatica che fu risolta dopo un mese di negoziati, con un accordo che lasciava agli anglo-americani quel che loro interessava, e cioè il controllo delle principali vie di comunicazione fra il porto di Trieste e l’Austria. L’accordo stipulato a Belgrado il 9 giugno 1945 tra USA, Gran Bretagna e Jugoslavia prevedeva la divisione della Venezia Giulia in due zone di occupazione militare separate dalla “linea Morgan”. Sotto il controllo del Supremo Comando Alleato passò così la Zona A, comprendente la parte occidentale della Venezia Giulia e la città di Pola, mentre la parte orientale della regione fino all’ex confine italo-jugoslavo, denominata Zona B, rimase sotto il controllo dell’Esercito jugoslavo. La Linea Morgan lasciava al controllo anglo-americano i comuni di Muggia, Trieste, Sesana, San Daniele del Carso, la linea ferroviaria verso Gorizia, e la riva sinistra dell’Isonzo in direzione di Caporetto e Plezzo fino al monte Mangart. Alle autorità jugoslave venivano assegnati i restanti territori della Venezia Giulia, nonché la città di Zara in Dalmazia e le isole del Quarnero.
L’accordo di Belgrado entrò in vigore il 12 giugno e le truppe jugos1ave si ritirarono oltre la linea di demarcazione, mentre gli approdi costieri dell’Istria occidentale, inizialmente lasciati liberi, non furono occupati dalle forze anglo-americane e pertanto furono presi anch’essi sotto controllo dai locali Comitati Popolari di orientamento filojugoslavo. L’indomani a Trieste, a Gorizia e a Pola si insediarono gli ufficiali del Governo Militare Alleato che ordinarono lo scioglimento della Difesa Popolare e l’abrogazione degli organi amministrativi e di tutte le ordinanze introdotte dei Poteri Popolari.
Nella zona A l’esistenza di un’amministrazione militare anglo-americana consentì l’avvio dei recuperi delle salme degli infoibati e della ricerca di notizie sulla sorte dei deportati. Ciò invece non fu consentito nei territori sotto controllo jugoslavo. Campagne di recuperi delle vittime e dibattiti sulla natura e la portata delle stragi del dopoguerra sono state possibili in Slovenia e Croazia solo a partire dagli anni Novanta del secolo scorso.
ltri soltanto nel corso degli anni ‘50, dopo aver condiviso il carcere con istriani e fiumani che avevano cercato in qualche modo di opporsi al regime di Tito.