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L’autunno del 1943
Dopo l’8 settembre 1943 l’Istria fu per alcune settimane occupata quasi completamente dalle forze partigiane jugoslave, che proclamarono subito l’annessione dell’Istria alla Jugoslavia. Contemporaneamente partì la repressione, il cui compito era quello di eliminare i “nemici del popolo”, cioè coloro che erano ritenuti pericolosi per il movimento di liberazione. In Istria vennero pertanto applicati metodi di controllo del territorio, basati sull’eliminazione delle élites dissenzienti, che il movimento partigiano di Tito aveva già sperimentato nel corso della lotta di liberazione che in Jugoslavia aveva assunto l’aspetto di una spietata guerra civile. Furono così colpiti esponenti del regime e del partito fascista, rappresentanti dello stato italiano, dirigenti d’azienda e, più in generale, le figure più rappresentative delle comunità italiane. Non furono risparmiati spesso neppure i familiari.
In una situazione di generale confusione, in cui i contadini croati si sollevarono contro i possidenti italiani, le motivazioni nazionali e politiche delle violenze e la “resa conti” con il fascismo, si confusero con elementi di lotta sociale, contrasti d’interesse e rancori personali. Si ebbero quindi forme di violenza premoderna, come l’incendio di archivi municipali, i linciaggi, le violenze a carico di ragazze e di donne incinte, assieme a tentativi di organizzazione repressiva ispirata al modello staliniano. Anche la pratica dell’infoibamento era già stata largamente sperimentata nel corso della guerra civile jugoslava, a cominciare dalle stragi compiute dagli ustascia contro i serbi nel 1941.
A Pisino fu creato un tribunale rivoluzionario e nel castello venne concentrata la maggior parte degli arrestati provenienti da altre località dell’Istria. Di questi, numerosi furono condannati a morte dopo giudizi sommari e fucilati nel corso delle successive settimane di settembre, molti altri vennero eliminati in massa ai primi di ottobre: infatti, di fronte ad un attacco tedesco, le autorità popolari decisero di liberarsi di tutti prigionieri, che potevano trasformarsi in pericolosi testimoni. I corpi, in alcuni casi assieme a prigionieri ancor vivi, vennero gettati nelle foibe — la più celebre delle quali si trova a Vines, presso Albona — in pozzi minerari o dispersi in mare.
Le riesumazioni iniziarono già nel corso dell’autunno, dopo che l’Istria venne occupata dai tedeschi a seguito di un’offensiva che fece migliaia di morti fra la popolazione civile.
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