storia > il cambiamento: dal 1989


Negli anni 1990-1991 si decide di procedere all'automazione della biblioteca perché solo con uno strumento di tale efficacia si sarebbero potuto affrontare e risolvere i problemi enunciati.
Il rispetto degli standard internazionali per la descrizione dei documenti, gli ISBD, delle RICA (Regole italiane di catalogazione per autori) per l'intestazione degli autori e del Soggettario di Firenze per l'indicizzazione ne sono il logico presupposto così da permettere l'esportabilità e l'importabilità dei dati.
Si attua il piano di catalogazione di tutti i fondi inventariati e di quelli che ancora non lo erano: acquistano visibilità il lascito Rusconi, la biblioteca Sartorio e Sabbadini, per citare quelle raccolte più cospicue e interessanti.

Il bibliotecario, sino al 1994 figura unica a coprire tutti i ruoli, viene affiancato da altro personale che s'inserisce nelle struttura della biblioteca ormai articolata e complessa: la gestione acquisti strettamente connessa all'ufficio scambi bibliografici, il servizio di reference, i progetti di catalogazione, il coordinamento dei volontari e degli stagisti sono gli aspetti più evidenti della divisione del lavoro che si mette in atto.

Nel 1994 anche le biblioteche degli altri musei civici - Civico museo teatrale Carlo Schmidl, Civico museo Revoltella, i Civici musei scientifici - accettano di passare all'automazione e procedono all'acquisto dello stesso software.

Nel 1996 il CED del Comune promuove il progetto dell’unificazione dei cataloghi automatizzati e nel 1999 anche la biblioteca dell’Archivio generale del comune utilizza il medesimo software. Il passaggio ad un unico data base in rete è la logica conseguenza e ciò avviene nel 2000.
Per iniziativa dell'Archivio generale, con il contributo finanziario degli altri partecipanti, si acquista nel 2002, un nuovo software di gestione denominato Alexandrie. La positiva esperienza di collaborazione che ha portato alla creazione del catalogo unificato delle collezioni bibliografiche, visibile e consultabile in Internet, suggerisce di proseguire sulla medesima strada, realizzando un catalogo unico e condiviso anche per le immagini e gli oggetti museali attraverso una collaborazione tra i singoli istituti che coinvolge tutte le professionalità tecniche necessarie (informatici, fotografi, bibliotecari, archivisti, esperti museali).
Il risultato ambizioso permette la navigazione tra archivi diversi in relazione tra loro attraverso il catalogo degli autori, le voci di soggetto e le bibliografie. Dal 2006 si consultano nel catalogo integrato anche i progetti esterni alle istituzioni, ma strettamente collegati alle raccolte museali e alla storia della città: si intende il censimento dei monumenti funerari, considerati opere d'arte, del Cimitero monumentale di Trieste e il censimento degli immobili sottoposti a vincolo dalla Soprintendenza.