RIQUALIFICAZIONE DEL COMPRENSORIO

DELL’EX “CASERMA MONTE CIMONE” DI BANNE

 

RELAZIONE      GEOLOGICA

 

Geologo: dott. Paolo Venier

Dirigente di Servizio: dott. ing. Giulio Gregori

 


SOMMARIO

 

PREMESSA

MORFOLOGIA

CARATTERI GEOLOGICI E STRUTTURALI DELLE FORMAZIONI SUPERFICIALI

IDROGEOLOGIA

CARATTERISTICHE GEOTECNICHE

CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI FINALI

CARTOGRAFIA E SCHEDE GROTTA

 

 


 


PREMESSA

 

Il Comune di Trieste è intenzionato ad acquisire, a titolo gratuito, dallo Stato l'intero comprensorio della Caserma "Monte Cimone", (ex tenuta Burgstaller), da tempo dismesso, al fine di un suo riutilizzo, in primis, per la realizzazione di un canile, comprendente anche un cimitero per animali di piccola taglia, il recupero dell'antica chiesetta di San Floriano, da tempo richiesto dalla comunità religiosa di Banne, da inserire in un generale contesto di nuovo centro polifunzionale di servizi da individuare mediante un apposito concorso d'idee.

Scopo del presente rapporto è quello di accertare la compatibilità degli indirizzi progettuali con le caratteristiche geologiche, idrogeologiche e geostatiche del sito, in sintonia con quanto previsto dal Regolamento d'attuazione della L. 109/94, dalle disposizioni relative al vincolo idrogeologico di cui la L. 3267/23 e da quelle introdotte con l'adozione della Variante 66 al PRGC del Comune di Trieste.

In base a quest'ultime, l'area ricade, in tutta la sua parte più antropizzata, ove sorgono gli edifici e tutte le infrastrutture, nella classe "D", che prevede, secondo la normativa geologica di cui sopra, la sola applicazione del D.M. 11/03/1988 del Min. LL.PP (Norme Tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce....), ad eccezione di due aree classificate "A1" (inedificabili) corrispondenti a due doline, una tuttora esistente e l'altra invece da tempo riempita. La fascia posta più a sud ovest, quasi integra per l’aspetto geologico ed ambientale, in classe “C2”

L'indagine ha compreso un rilevamento geologico del sito, la verifica presso il Catasto Regionale delle Grotte del Friuli Venezia Giulia dell'eventuale presenza di cavità censite, e la ricerca e la consultazione dei dati e della bibliografia esistenti e reperibili per la zona.

 

 

 

MORFOLOGIA

 

 

L'area in oggetto presenta quota media di circa 380 metri sul livello medio del mare. Si estende su un'ampia porzione delle pendici nord orientali del Monte Belvedere (m 447 s.l.m.), nella parte più esposta al vento di "Bora". Presenta un andamento topografico inclinato in direzione nord ovest, più accentuato, con punte di 12° - 15° circa, nella parte sud ovest, poco, o per niente interessata da modificazioni antropiche, ed integralmente occupata da boscaglia degradante verso nord est, verso la porzione più intensamente modificata dagli interventi finalizzati alla costruzione degli edifici, dei manufatti, della viabilità e delle altre infrastrutture della caserma. Tali opere hanno notevolmente modificato il profilo naturale con la realizzazione di gradonature e spianamenti per il posizionamento delle costruzioni e delle varie opere infrastrutturali, di rilevati e trincee per la viabilità interna, ed addirittura con il completo riempimento e spianamento di una delle due depressioni doliniformi esistenti, quella posta ad est, depressione ancora rilevabile sulla cartografia IGM al 25.000 e sulla C.T.R. al 5.000, e della quale sono solamente visibili, sulle porzioni est e sud est, alcuni modesti tratti del bordo superiore (diametro di circa 80 - 90 m, profondità presunta di circa 8 - 10 m) ed il completo stravolgimento dell'altra, adattata, con una totale cementificazione, ad anfiteatro per adunanze, parate ed altre manifestazioni connesse con l'attività militare.

Ove naturalmente affiorante il substrato roccioso presenta le classiche forme carsiche epigee legate ai fenomeni dissolutivi dell'ambiente carsico, quali campi solcati, levigatura superficiale, vaschette, ecc.; fanno eccezione quei tratti di roccia messi a nudo da sbancamenti artificiali, su cui l'attacco chimico delle acque dissolutrici non può essere ancora visibile.

Dalla consultazione del "Catasto regionale delle Grotte della Regione Friuli Venezia Giulia" si è rilevata l'esistenza di una grotta all'interno del comprensorio in istudio, censita al n° 3261/5100VG "GROTTA DELLA CASERMA MONTE CIMONE", il cui ingresso, al momento del sopralluogo quasi interamente ostruito da rifiuti di vario genere, si trova al margine sud della dolina posta ad est, quella riempita. Si tratta di una cavità di notevoli dimensioni ed estensione, di interessanti caratteristiche speleologiche, le cui schede di rilievo sono riportate in allegato. A circa 350 metri in direzione nord, è inoltre presente un'altra cavità censita, la 2357/4789VG, a testimonianza dell'elevata frequenza di questi fenomeni ipogei nella zona.

CARATTERI GEOLOGICI E STRUTTURALI DELLE FORMAZIONI SUPERFICIALI

 

Per la definizione della geologia dell'area, oltre al rilevamento geologico diretto, si è tenuto conto della bibliografia e dei numerosi studi esistenti dell'altipiano carsico triestino. Sono stati rilevati gli affioramenti del substrato roccioso reperiti direttamente in molti punti del comprensorio, sopratutto lungo gli sbancamenti sul retro delle casermette truppa poste a sud. Risulta che il substrato roccioso si sviluppa nella "formazione dei calcari del Carso triestino": si tratta di litotipi carbonatici ascrivibili al Paleocene inferiore, costituiti da calcari nerastri, più o meno compatti, fetidi alla percussione, talora fossiliferi (foraminiferi, gasteropodi, alghe calcaree), a stratificazione prevalentemente decimetrica. L'assetto strutturale, molto costante in tutti gli affioramenti rilevati, presenta direzione dell'immersione compresa tra 200° e 220° con inclinazioni comprese tra 35° e 48°.

Superiormente al basamento roccioso calcareo, è di norma presente una disomogenea copertura di terreno residuale sciolto di alterazione (litosuolo) costituita da detrito calcareo e "terre rosse" (residui insolubili della dissoluzione chimica del calcare). Lo spessore di tale coltre è variabile, normalmente però non supera poche decine di centimetri tanto da poter considerare la roccia "subaffiorante". Nella parte maggiormente modificata dalle trasformazioni antropiche, questa coltre, mista anche a detriti e materiali vari di risulta provenienti demolizioni, può presentare, in limitate aree e punti, spessori maggiori, (fino a 1,5 - 2 m). Il riempimento della depressione doliniforme, già citato nel capitolo relativo alla morfologia, comporta al centro di quest'area una coltre di terreno riportato stimabile, anche in base alle testimonianze avute dal sottufficiale che per molti anni ha operato nella caserma, in circa 8 - 10 metri, desumibili dal confronto tra la cartografia citata e la situazione attuale del piano di campagna.

 

 

IDROGEOLOGIA

 

In tutto il comprensorio oggetto del presente studio, non si è riscontrata la presenza nè di sorgenti nè di venute d'acqua perenni, come d'altronde prevedibile e già ben noto vista la natura litologica del substrato. Infatti, ferma restando l'assenza di un reticolo idrografico superficiale, l'idrologia della zona risente dell'elevata permeabilità tipica dei calcari altamente carsificati, come quelli presenti più in generale su tutto il Carso triestino.

L'ammasso roccioso infatti, risulta classificabile come altamente permeabile (K > 10 cm/sec) con porosità primaria bassa (n < 5%) e secondaria per fessurazione e carsismo alta (n > 15%).

Non si sono riscontrati neppure ristagni d'acqua, segno che l'area quindi è ben disposta dal punto di vista della situazione idrologica e di smaltimento delle acque meteoriche, in quanto esse, anche in condizioni di elevata piovosità, permeano lo strato di terreno superficiale e si infiltrano in profondità nel complesso carbonatico ove è presente un reticolo ipogeo di fessure variamente carsificate che, quali vie preferenziali, tendono a far defluire le acque superficiali verso i livelli più profondi. Si osserva che la permeazione è più lenta nei primi metri del substrato roccioso per la maggior presenza di materiale argilloso di riempimento e diviene più veloce in profondità.

Questi caratteri geoidrologici della zona in esame sono bene adatti allo smaltimento, oltre che delle acque meteoriche, anche delle acque reflue che, adeguatamente trattate, potranno essere smaltite con pozzi perdenti senza modificare l'equilibrio idrogeologico della zona. L'assenza di falde superficiali si adatta anche alla individuazione nel comprensorio di un'area per il cimitero per animali di piccola taglia.

 

 

 

CARATTERISTICHE GEOTECNICHE

 

Per quanto riguarda i parametri geotecnici, si riportano quelli indicativi desunti dalla bibliografia[1]:

Rocce carbonatiche (ammasso roccioso)

peso di volume                      g          2,40 t/mc

angolo d'attrito                      f          25° - 30°

coesione                                c          10 t/mq

 

Terreno sciolto superficiale di dissoluzione delle rocce carbonatiche (“Terre rosse”)

peso dell’unità di volume (g)                                    1,7 – 2,1 t/mc

contenuto naturale in acqua (Wn)                           36 – 66 %

limite di plasticità (LP)                                              21 – 39 %

indice di plasticità (Ip)                                               13 – 26 %

indice di consistenza (Ic)                                           0,78 – 1,45

angolo di attrito interno (f)                                       20° – 31°

coesione (C)                                                             0,10 – 0,14 Kg/cmq

resistenza alla compressione semplice (Sc)              1,15 – 6,85 Kg/cmq

indice di compressibilità (Cc)                                   0,07 – 0,14

permeabilità (K)                                                        10-8 – 10-9 cm/sec

Numero colpi della S.T.P.                                        40 – 48

 

La resistenza alla compressione della roccia carbonatica, è notevole. Infatti i valori di resistenza alla compressione monoassiale per questi calcari (determinati con prove di laboratorio su campioni compatti) raggiungono i 1300 Kg/cmq, mentre la resistenza alla trazione indiretta può raggiungere i 250 Kg/cmq. Tali valori vanno poi ridimensionati in quanto nei tests  non vengono considerate la stratificazione e le fratturazioni della massa rocciosa.

Per ciò che concerne il terreno sciolto di copertura, i parametri riportati si riferiscono esclusivamante ai depositi originati dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche. Per i riporti e depositi artificiali (materiali di risulta da demolizioni, rifiuti vari, ecc.) presenti nel comprensorio in termini pratici solamente quali parte dei materiali di riempimento della dolina, causa sia la loro estrema variabilità e consistenza che la loro scarsa rilevanza ai fini della presente indagine, non si è ritenuto necessario, in questa sede, riportare o determinare parametrazioni geotecniche.

 

 

CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI FINALI

 

Sulla base dei dati desunti dai rilievi e sopralluoghi eseguiti, della bibliografia e della documentazione consultate, valutate le ipotesi progettuali di indirizzo di riutilizzo dell'area per la realizzazione del nuovo canile comunale completo di tutte le relative infrastrutture collaterali, oltre al recupero dei più significativi e rilevanti edifici esistenti e la risistemazione delle vaste aree libere presenti, considerate le caratteristiche della roccia calcarea presente, ricoperta per lo più da una modesta coltre di terreno di alterazione, la morfologia del sito, contraddistinta da un pendio degradante e già in parte sistemato e modificato per la realizzazione della caserma, l'assenza di indizi di instabilità sia sui terreni che sugli edifici esistente che in qualche modo siano riconducibili a problematiche di origine geostatica, si può affermare che il sito è compatibile per gli aspetti geologici, idrogeologici e geostatici con le indicazioni ed indirizzi progettuali previsti per il riutilizzo dell'intero complesso della "Caserma Monte Cimone", precisando quanto segue:

-        nel comprensorio sono presenti le più tipiche forme di fenomeni carsici quali la cavità censita al n° 3261/5100VG e le due doline: esse andranno adeguatamente tutelate bonificate e valorizzate per il notevole pregio ambientale e naturalistico che costituiscono;

-        in conformità alle indicazioni della normativa geologico-tecnica e della relativa cartografia allegate al Piano Regolatore generale Comunale, nelle due aree corrispondenti alle doline esistenti e rientranti in classe "A1" non potranno essere insediate nuove costruzioni; tuttavia, se ritenuto necessario ed indispensabile al progetto, potranno essere effettuati l'approfondito rilevamento di dettaglio ed analisi previsti per le doline della citata normativa per la precisa individuazione del fondo e dei fianchi delle depressioni, sui quali ultimi potranno essere insediati eventuali nuovi edifici;

-        per le successive fasi di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, dovranno essere effettuate le necessarie, approfondite, indagini geologico-tecniche previste dalla legislazione vigente.

 

Trieste, maggio 2001



[1] Rif.  bibliografico : “STUDIO GEOLOGICO DI TRIESTE” Ballarin-Grego 1993

 

Altri riferimenti:      IL CARSO TRIESTINO, NOTE GEOLOGICHE E STRATIGRAFICHE

                        Cucchi, Pugliese, Ulcigrai, 1989

 

                        CATASTO REGIONALE DELLE GROTTE - Reg. F.V.G.