Archivio Diplomatico e fondi archivistici della biblioteca civica Attilio Hortis > storia > dalle origini al 1534 - dal 1653 al 1862  - dal 1868 al oggibibliografia


Le prime testimonianze dell’esistenza di un archivio comunale risalgono agli Statuti del 1315 ed, in particolare, ad un’addizione del 1324 in cui sono menzionati un archivio detto sacrastia o sacristia (archivio dei documenti riguardanti il reggimento politico del Comune e le relazioni esterne) e i funzionari ad esso preposti secretarii o sacrestarii.
Negli statuti del 1350 fu inclusa una disposizione, riprodotta poi in quelli del 1365, secondo cui le chiavi della sacrestia dovevano essere tenute dai vicedomini, che, in ogni modo, potevano aprirla solo alla presenza dei giudici-rettori. In sostanza, quindi, la responsabilità dell’archivio rimase legata al vertice politico del comune e fu mantenuta la separazione tra la Sacrestia Communis Tergesti e l’Archivio della Vicedomineria. Nella prima, probabilmente ospitata in una stanza del palazzo comunale, vi dovevano essere conservati un esemplare dei vigenti Statuti comunali, i registri dei redditi e delle proprietà comunali e documenti pubblici di vario tipo e provenienza. Il secondo, invece era costituito dai registri e dalle scritture prodotti dagli uffici del Comune nell’esplicazione delle loro funzioni amministrative e giudiziarie. Dopo il 1365 la sacrestia non fu più nominata e l’archivio fu trasferito presso la vicedomineria, ma i due archivi non furono fusi e, col tempo, la sacrestia prese il nome d’Archivio Segreto. Ambedue gli archivi subirono ingenti danni durante il saccomanno del 1469, ma grazie all’opera svolta da Giovanni Daniele Mercatelli, gli atti di maggiore importanza furono ricostruiti. Egli, infatti, che nel 1468 divenne membro del Maggior Consiglio, nel 1484 vicedomino e poi a più riprese cancelliere del comune, redasse una raccolta di copie, ricavata probabilmente o da altre, tratte per uso personale, o da originali o copie custoditi altrove. [Quaternus litterarurm et privilegiorum Divorum Friderici Maximiliani ac Ferdinandi Impp. Scriptus a IO. Daniele Mercatellio Anno 1517. Coll. AD Alfa B2]
Il più antico inventario dell’archivio della vicedomineria risale al 1502.
Esso fu compiuto dai giudici-rettori e il registro relativo fu compilato da Geremia de Leo, cancelliere di palazzo.
L’archivio fu ordinato per serie corrispondenti agli uffici del comune ed ogni serie distingue tra i “Quaterni veteres” (anteriori al 1469), elencati disordinatamente e con approssimazione, e “Quaterni novi” (posteriori al 1469), elencati in ordine cronologico, con indicazione del redattore, del numero delle carte, dell’anno e del reggimento di competenza.
Agli inizi del 1510 fu affidata al notaio Giovanni Battista Bonomo l’ispezione dell’archivio della vicedomineria e la revisione dell’inventario del 1502, il quale fu adoperato ed aggiornato fino al 1532, quando il notaio Ottaviano Cigotti si apprestò a redigerne uno nuovo che concluse l’anno successivo.
Dal 1534 quest’inventario fu revisionato ogni anno.
Nel 1561 un terzo inventario fu redatto probabilmente dal vicedomino Pietro Pellegrini e, anche se impreciso e schematico, fu usato fino alla metà del secolo successivo. [ Registro dei libri di Vicedomineria. Coll. AD ß E 5].
Anche l’Archivio Segreto ebbe i suoi inventari, di cui il più antico risale al 1581 [Inventari dell’Archivio Segreto. Coll. AD ß E 7], effettuato dai giudici-rettori e redatto dal vicedomino Dorio Peterlino.
I documenti erano riposti in sei casse senza un criterio preciso in cui, oltre a loro, erano custoditi i sigilli del comune e un certo numero di registri e codici tra i quali spiccano quelli degli statuti, prima conservati nella Vicedomineria.