TINTE D'ERBE
Sezione piante tintorie

La scelta di dedicare una sezione del Civico Orto Botanico di Trieste ad una collezione di piante tintorie è nata dal desiderio di far conoscere alcune delle principali specie storicamente usate dai tintori, alle quali sono affiancate le spontanee di uso più limitato e locale, e le esotiche che mal sopportano i nostri rigidi inverni e devono essere protette nella serra. Da una visita alle aiuole della zona denominata "Tinte d'erbe", potrà nascere la curiosità di approfondire la conoscenza del complesso ed interessante mondo dei pigmenti vegetali e della tintura naturale. Per un neofita tintore potrà essere entusiasmante veder apparire un colore da una manciata di rami o fiori e poterne variare le tonalità accostando o mescolando diverse piante. Quanto stupore quando, da un pugno di radici di robbia (Rubia tinctorum L.), la stoffa immersa nel bagno di tintura ne uscirà di un bel colore rosso aranciato.
La tintura e la pittura con pigmenti naturali sono arti antichissime che risalgono alle origini dell'umanità e traggono le loro materie prime dalle infinite varietà del mondo vegetale, animale e minerale. La pratica di produrre coloranti naturali è tanto nota quanto diffusa ed attuata da millenni a scopi artistici, rituali, ornamentali, cosmetici ed alimentari.
Le piante coloranti hanno avuto una immensa importanza nella storia economica e politica, negli scambi culturali, nelle arti e nello sviluppo delle scienze e delle tecniche. Alcuni vegetali, i più noti per le loro proprietà coloranti, sono stati coltivati e commerciati, divenendo agenti economici importanti ed influendo in maniera determinante sullo sviluppo d'intere regioni. I coloranti vegetali più solidi e maggiormente usati nel tempo nei diversi paesi del mondo sono stati quelli estratti da: Rubia tinctorum L. (robbia domestica), Reseda luteola L. (reseda biondella), Haematoxylum campechianum L. (campeggio), Caesalpinia brasiliensis L. (legno rosso del Brasile), Alnus glutinosa (L.) Gaertn. (ontano comune).
Nell'elaborazione dei coloranti vegetali, che va dall'estrazione fino all'impiego su un supporto (carta, tessuto, legno, argilla, cuoio), sono utilizzati procedimenti di lavorazione diversi a seconda si tratti di estrarli da fiori, bacche, radici, cortecce, foglie, e leganti specifici dipendenti dal materiale su cui va applicata la tinta. Quasi tutti i coloranti richiedono un trattamento del supporto che permetta loro di penetrare nella sua struttura molecolare e di aderirvi in modo stabile. Nei tessili il trattamento consiste nella bollitura in acqua tra 70°C e 90°C, con aggiunta di sali metallici e prende il nome di mordenzatura. L'estrazione dei pigmenti avviene nella maggior parte dei vegetali per macerazione e decozione in acqua. Il materiale mordenzato è immerso nel bagno di colore, contenente i principi coloranti precedentemente estratti, e quindi tinto con tempi e temperature idonei e specifici a seconda dei diversi pigmenti.
La tonalità e la brillantezza dei colori ottenuti dalle piante sono caratteristiche della singola specie, ma variano all'interno dello stesso colore per piante diverse. Ad esempio il tipo di rosso del legno del Brasile, non è mai uguale a quello ottenuto dalla radice di robbia, o a quello prodotto da un lichene come Roccella tinctoria auct. non DC. I pigmenti sono presenti nei tessuti vegetali all'interno di plastidi e vacuoli sotto forma associata di sostanze di natura chimica diversa come flavonoidi, carotenoidi, antociani, ed indigoidi.

In base alle colorazioni da esse ottenibili, le piante coloranti più note e diffuse possono essere così elencate:
ROSSI - Rubia tinctorum L. (robbia domestica), Caesalpinia brasiliensis L. (legno rosso del Brasile), Roccella tinctoria auct. non DC. (oricello), Bixa orellana L. (annatto), Dracena draco L. (sangue di Drago), Carthamus tinctorius L. (zafferanone coltivato);
GIALLI - Reseda luteola L. (reseda biondella), Genista tinctoria L. (ginestra minore), Anthemis tinctoria L. (camomilla per tintori), Crocus sativus L. (zafferano vero), Curcuma longa L. (curcuma), Berberis vulgaris L. (crespino comune);
BLU - Indigofera tinctoria L. (indaco), Isatis tinctoria L. (guado), Polygonum tinctorium Ait. (poligono tintorio);
VIOLA - Haematoxylum campechianum L. (campeggio), Vaccinium myrtillus L. (mirtillo nero), Papaver rhoeas L. (papavero comune);
MARRONE - Lawsonia inermis L. (henné), Juglans regia L. (noce comune), Acacia catechu (L.f.) Willd. (catecù), Alnus glutinosa (L.) Gaertn. (ontano comune), Salix purpurea L. (salice rosso);
VERDI - Calicotome villosa (Poiret) Link. (sparzio villoso), Cytisus scoparius (L.) Link. (ginestra dei carbonai), Lavandula stoechas L. (lavanda selvatica), Iris pseudacorus L. (giaggiolo acquatico).
Fino a poco più di un secolo fa i colori erano esclusivamente di origine naturale, poi con la messa a punto dei colori di sintesi, il cui uso si diffuse rapidamente nei paesi in via di industrializzazione, la pratica della tintura naturale è stata sempre più limitata ad ambiti particolari (artigianato artistico, e tessile, coloranti alimentari). Negli ultimi decenni la maggior attenzione per gli aspetti qualitativi della vita (alimentazione biologica, bioarchitettura) ha stimolato un forte interesse per i coloranti naturali, si sono così sviluppati importanti progetti colturali e produttivi di alcune specie tintorie tradizionali come la robbia, il guado e la reseda biondella. In questa prospettiva gli orti botanici si potranno proporre come nuovi interessanti luoghi di sperimentazione e di recupero della cultura tradizionale e storica della tintura naturale, integrata dalle più recenti conoscenze biologiche.
Il colore è da sempre un'arte della memoria, che differisce da una società all'altra e si trasforma nel tempo. Il colore è l'organigramma della vita sociale, ed è ciò che serve a classificare ad associare, a opporre, a designare, ma è anche ciò che serve a sognare.

Schede di alcune piante tintorie della sezione "Tinte d'erbe"


Anthemis tinctoria L. - Camomilla per tintori
Fam. Compositae

Il fiore giallo della camomilla per tintori, ricco di pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, preannuncia la colorazione giallo dorata che se ne ottiene. Questa tinta è particolarmente brillante e molto solida, come la si può ammirare largamente impiegata sugli antichi tappeti anatolici. Apprezzata e diffusamente coltivata anche in America del Nord e Gran Bretagna, questa pianta è stata poco utilizzata per la tintura dei tessili nel resto d'Europa, probabilmente per la presenza d'altri vegetali da cui ricavare gialli di pregio, quali Reseda luteola L. e Serratula tinctoria L.

Tinta: giallo, arancio (fiore)
Pianta cenerino tormentosa - Fiore giallo
Europa centrale
Fioritura: V-IX

Anthemis-tinctoria

 

Bixa orellana L. - Annatto
Fam. Bixaceae

Dalla polpa rossa e vischiosa che circonda i semi di quest'alberello esotico, alcune popolazioni primitive delle Antille e del Mato Grosso (Brasile) ricavano una pasta che, lasciata fermentare e poi essiccare, è utilizzata secondo rituali magici per dipingere il corpo in colore rosso aranciato.
Responsabili di tale colorazione sono i pigmenti del gruppo dei carotenoidi, mentre la parte legnosa dei semi contiene sostanze tanniche.
I semi d'annatto, introdotti in Europa dai Portoghesi nel XVI secolo, furono poi largamente coltivati e commerciati in tutto il mondo; sono ancor oggi principalmente utilizzati come colorante alimentare e farmaceutico, mentre trovano limitato impiego in campo tessile per la scarsa solidità alla luce dei loro pigmenti.

Tinta: rosso mattone (semi)
Foglia lucida - Frutto capsula spinosa - Semi rossi
America tropicale
Fioritura: IV-X

Bixa-orellana

 

Brassica oleracea L. var. capitata L. f. rubra (L.) Thell. - Cavolo cappuccio rosso
Fam. Cruciferae

Il cavolo cappuccio è conosciuto in Europa come coltura sin dall'VIII secolo d.C., ma solo nell'XI fu selezionata la varietà arrossata da quella spontanea a foglia verde.
Il colore rosso appartiene alla famiglia degli antociani e viene normalmente estratto in acqua, previa triturazione per liberare i pigmenti contenuti a livello cellulare. A seconda del pH della soluzione, fornisce una colorazione blu in ambiente basico, rossa in ambiente acido e viola porpora in condizioni di pH neutro.
Il colorante trova il suo prevalente impiego in campo alimentare e per l'estrazione industriale d'antocianine.

Tinta: rosso, blu, violetto porpora (pianta)
Foglie costate - Fiore giallo - Frutto siliqua - Semi tondi
Europa: costa atlantica
Fioritura: III-IV

Brassica-oleracea-capitata

 

Carthamus tinctorius L. - Zafferanone coltivato
Fam. Compositae

Già conosciuto come pianta tintoria dagli antichi Egizi, che lo utilizzavano per tingere le bende delle mummie, lo zafferanone ha origini incerte, mai trovato allo stato spontaneo è probabilmente originario dell'India Orientale, dove la specie viene citata in alcuni testi sanscriti. Fu largamente coltivato in tutto il bacino del Mediterraneo e commerciato in pani con il nome di "depuro di zaffrone", proveniente da Egitto e Persia. La coltura e l'utilizzo come pianta colorante ha avuto ampia diffusione nell'Italia centrale.
Dai petali del suo fiore si estraggono due sostanze coloranti: una gialla, facilmente solubile in acqua e successivamente una rossa, la cartamina, ritenuta assai pregiata per la sua tonalità cremisi. Il colore rosso ottenuto viene utilizzato nelle preparazioni per la cosmetica, per sostanze alimentari, liquori, medicine, per la pittura e in minor misura per la colorazione di tessuti fini, di cotone e di seta.
In alcuni casi i petali vengono utilizzati come sofisticazione alimentare al posto dei molto più costosi stigmi di zafferano vero (Crocus sativus L.).

Tinta: rosso (fiore)
Foglie superiori bratteali - Fiore rosso aranciato
Origine sconosciuta
Fioritura: VII-IX

Carthamus-tinctorius

 

Genista tinctoria L. - Ginestra minore
Fam. Leguminosae

I rami giovani ed i fiori di Genista tinctoria L., pianta diffusa in tutta Europa nei boschi di querce, castagno e pino, forniscono una vivace e solida colorazione giallo pulcino ai tessuti, dovuta alla presenza di pigmenti del gruppo dei flavonoidi. La ginestra minore è stata largamente impiegata, soprattutto in Francia, nella colorazione di lana, seta e cotone sin dal Medioevo. La pianta viene usata anche per tingere in verde, grazie a bagni di rimonta con Isatis tinctoria L. (guado) su piede di ginestra. Ne sono testimonianza il suo nome volgare inglese "dyer's greenweed" (erba-verde dei tintori), come pure i luminosi e solidi verdi dell'arazzo di Bayeux, uno fra i tessili medievali meglio conservati d'Europa.

Tinta: giallo pulcino (fusto e fiore)
Foglia lucida - Fiore giallo - Frutto legume glabro
Asia, Europa
Fioritura: V-VII

Genista-tinctoria

 

Isatis tinctoria L. - Guado, glasto comune
Fam. Cruciferae

Reperti di tessuti di lino e canapa colorati di blu e risalenti al Neolitico documentano l'antico uso del guado dal Mar Nero all'Europa, all'India, all'Africa del Nord, Plinio riporta che gli antichi Britanni, con l'intenzione di incutere terrore ai nemici, usavano questa pianta per dipingere i loro corpi. Conosciuta ed apprezzata come pianta medicinale (astringente) e Continuo a volere una risposta dagli arredatori, anche se adesso "non sono neccessari" prima lo erano e lo saranno spero ben presto!
Quindi rilancio la domanda, datemi un motivo valido per la vostra assenza.tintoria già nell'antica Roma, Isatis tinctoria L. ebbe la sua massima diffusione nel Medioevo. Nel XIV la coltura del guado si estese soprattutto in Normandia e questa provincia fornì ai tintori di Rouen il blu di Persia, di cui i paesi orientali erano grandi acquirenti. Fu coltivata nel tempo in molte regioni italiane, successivamente abbandonata con l'importazione dell'indaco indiano (Indigofera tinctoria L.), di maggior resa tintoria. La sua coltivazione è stata oggi ripresa e valorizzata sia in Francia che in Italia con ottimi risultati.
Le foglie vengono utilizzate per l'estrazione dell'indaco, termine che probabilmente deriva da indicum e si riferisce al paese d'origine, l'India. Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene una colorazione gialla verdastra; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi d'indaco (indigotina) di colore blu.
La colorazione, molto solida ed insolubile in acqua, ha un vasto campo d'applicazione principalmente in campo tessile per lana, seta, cotone, lino e yuta, ma anche per vernici, colori per uso pittorico, cosmetica.

Tinta: blu, azzurro violetto, indaco (foglie)
Foglia cerosa - Fiori gialli riuniti in racemo denso
Asia sud-orientale
Fioritura: V-VII

Isatis-tinctoria

 

Lawsonia inermis L. - Henné
Fam. Lythraceae

Originaria dell'Asia minore, Africa del Nord, Iran ed India occidentale, la specie è stata coltivata in tutto il bacino del Mediterraneo orientale e trova ancor oggi vasta diffusione specialmente nei Paesi arabi. La conoscenza delle proprietà antisettiche, medicinali e tintorie dell'henné risale a tempi antichissimi e si è conservata nel tempo, grazie al suo costante utilizzo.
Dalle sue foglie e dai rami essiccati e compressi, che assumono l'aspetto di una polvere giallo-verdastra, si ricava una colorazione rosso bruna, applicata per colorare manufatti e tessuti, per conciare pelli animali ed utilizzata su capelli ed epidermide come colorante rituale ed antisettico. A volte viene mescolata con l'indaco (Indigofera tinctoria L.) per ampliarne la gamma dei colori. La tonalità ottenuta varia a seconda della maggiore presenza di rami, in questo caso tende al rosso, o di foglie (marrone). L'henné è largamente usata nei paesi arabi, per disegni a scopo decorativo sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi (tale pratica tra l'altro si ritiene che ne limiti la sudorazione).

Tinta: marrone (foglie), rossiccio (fusto)
Fiori profumati bianco rosa - Frutto capsula
Africa settentrionale
Fioritura: V-VII

Lawsonia-inermis

 

Reseda luteola L. - Reseda biondella
Fam. Resedaceae

Pianta antichissima, la cui esistenza è documentata sin dal Neolitico, viene citata nel Capitolaribus de Tinctorum (G.B. ROSSETTI, XIII sec.) come la specie tintoria produttrice del colore giallo più solido e brillante, impiegato soprattutto per fibre tessili e di preferenza per la seta. Coltivata intensivamente fino al XIX secolo nell'Europa centro occidentale, colorò in giallo i tessuti della Corte di Francia e contribuì allo sviluppo dell'industria tessile italiana, tedesca e fiamminga dal sec. XII al XVI. Il nome volgare francese "herbe aux juifs" ricorda il grande uso di questa pianta fatto dagli ebrei, costretti ad indossare vesti tinte in giallo per essere distinti dai cristiani.
La lavorazione avviene sulla pianta fresca o essiccata in balle, dalla quale viene estratta la sostanza colorante gialla data dalla luteolina.

Tinta: giallo brillante (pianta)
Fiore giallo verdastro - Frutto capsula trigona
Europa
Fioritura: V-IX

Reseda-luteola

 

Rubia tinctorum L. - Robbia domestica
Fam. Rubiaceae

Questa specie asiatica fu coltivata sin dai tempi antichi per essere utilizzata nella concia delle pelli e per colorare i tessuti. L'etimologia del nome dal latino ruber ricorda il caldo colore rosso che se ne ottiene. In Gallia era uso mescolare la robbia domestica con il guado (Isatis tinctoria L.) con il risultato di ottenere un originale colore violetto. In Turchia veniva utilizzata per la tintura dei tipici fez ed il colore prese il nome di Rosso Turco. In Francia nel XIX secolo tinse i pantaloni rossi delle uniformi dei soldati. Il largo uso di questa pianta fece sì che se ne selezionarono numerose varietà ma la migliore restò quella italiana. La fortuna della robbia si interruppe nel 1868 quando due ricercatori tedeschi Groebe e Liebermann scoprirono la sintesi chimica del pigmento.
La radice della pianta, ricca di alizarina, serve ancora oggi per usi locali d'artigianato asiatico ed africano e per la produzione di lacche e coloranti vegetali.

Tinta: da rosa a rosso (radice)
Fusto tetragono - Foglie aculeate - Fiore bianco
Asia
Fioritura: VI-VII

Rubia-tinctorum

 

Serratula tinctoria L. ssp. tinctoria - Cerretta comune
Fam. Compositae

La cerretta comune, pianta polimorfa con lamina fogliare di tipo diverso, è molto diffusa allo stato selvatico in ambienti boscosi di prati e paludi, in numerosi paesi dei diversi continenti, fra cui l'Italia centro-settentrionale. Nel territorio triestino è presente solo la ssp. tinctoria.
Spesso Serratula tinctoria L. è coltivata proprio a scopo tintorio poiché tutta la pianta, raccolta prima della fioritura, offre un pregiato colorante giallo solido, grazie alla presenza nel vegetale di pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi. L'utilizzo è prevalentemente tessile con preferenza per filati di lana, lino e cotone.

Tinta: giallo (pianta)
Fusto angoloso - Fiore roseo-vinoso - Frutto achenio
Zone fredde dell'Eurasia
Fioritura: VIII-X

Serratula-tinctoria-ssp