All'indomani dell'interramento del Mandracchio tra il 1858 e il 1863 si avanzarono diverse proposte per la risistemazione della piazza sostanzialmente tutti riconducibili a due modelli: quello di un'unica piazza aperta sul mare e quello che si rifà a uno schema mediavale con la piazza divisa in due dal palazzo Municipale.
Dopo non poche controversie e ripensamenti prevale l'idea di un'unica piazza aperta sul mare con gli edifici schierati ai lati e il municipio posto alla base interna.
Nel 1869 il Podestà Massimiliano Angeli e il Consiglio decisero la sistemazione del nuovo Palazzo Comunale nel luogo oggi occupato dal Municipio. Allora su quel fronte c'erano sette edifici: quattro case private, il Palazzo del Magistrato, la Loggia, l'edificio dell'ufficio Edile e dell'Annona. Il Comune procedette all'acquisto delle case private e iniziò il restauro del Palazzo del Magistrato ma non lo terminò mai perchè alla fine fu inglobato dall'ala del Municipio.
Furono banditi due concorsi per il progetto del Municipio a cui parteciparono solo artisti triestini, alla fine venne scelto il progetto "Tergeste" dell'architetto Giuseppe Bruni.
La vicenda finalmente si concluse e nel 1875 venne posto sopra il seggio del Podestà il dipinto allegorico dedicato alla prosperità commerciale di Trieste opera di Cesare dell'Acqua. Nel 1876 vennero poste sulla torre dell'orologio le due figure in bronzo che la gente continuò a chiamare Mikeze e Jakeze come quelle dell'antica torre dell'orologio.

Il Bruni trasformò il fronte dei palazzi in un unico monumentale edificio accentrato intorno a una torre.
Il Bruni fu abile nell'evocare forme architettoniche diverse riassumendo decoro e monumentalità dell'ambiente nel quale vennero inserite senza turbare il rapporto con gli edifici già costruiti.
La facciata richiama di linguaggi diversi risente pienamente del clima dell'eclettismo all'interno del quale il Bruni si muove e chiari sono anche gli influssi dell'architettura parigina (Louvre), o di quel manierismo tipicamente germanico, il tutto però viene mediato da un senso innato della misura tipico dell'architettura italiana e veneziana del quale inevitabilmente l'autore risente.
Se dall'impaginazione generale della facciata è evidente l'influenza parigina - la sequenza regolare di ampie arcate, il centro facciata messo in risato dalla torre massiccia, mentre l'insieme è animato dall'interazione di alcuni episodi più ornati, conclusi a timpano centrato che emerge oltre la linea orizzontale del tetto - ad un esame più minuto possiamo riconoscere altre citazioni derivanti dal manierismo tedesco - l'originale motivo della bifora lombardesca con figura umana al posto della colonnetta divisoria presenti nei tre grandi finestroni al centro a destra e a sinistra che costituiscono il centro focale dell'edificio e le tre finestre divise da pilastrini - e anche il ricordo della Libreria del Sansovino a Venezia - l'eliminazione della parete come limite preciso e invalicabile fra pieno e vuoto e la forte elaborazione delle membrature.
Dove:
piazza Unità d'Italia, 4

Come:
autobus n. 8 - 9 -
10 - 11 - 17