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Strehler privato
carattere affetti passioni
15 dicembre 2007 -2 marzo 2008 - Palazzo Gopcevich - Sala Leonardo

TRIESTE – Si inaugura venerdì 14 dicembre, alle 18 a Palazzo Gopcevich – Sala Leonardo (Trieste, via Rossini 4) la mostra “Strehler privato. Carattere, affetti, passioni”. Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte e dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, la mostra è ideata e curata da Roberto Canziani, per la direzione di Adriano Dugulin, con il coordinamento di Stefano Bianchi e la consulenza archivistica di Franca Tissi. La realizzazione dell’allestimento si deve a Marino Ierman e Marzia Vidulli Torlo.
Giorgio Strehler è scomparso dieci anni fa, nella notte di Natale del 1997. Con affetto, Trieste vuol ricordarne la personalità e la creatività. In questa città Strehler era nato (nel 1921, in una casetta a Barcola) e qui è sepolto (nella tomba di famiglia, al cimitero di Sant'Anna). Il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” custodisce il Fondo Strehler, un tesoro di documenti, lettere, fotografie, oggetti, generosamente donati al Comune di Trieste da Andrea Jonasson e Mara Bugni che li hanno affidati alla città, affinché preservi la memoria di Strehler e la renda accessibile a tutti coloro che hanno passione e interesse per la scena. Da queste premesse, dunque, è nata e si è sviluppata l’idea di una mostra dedicata allo “Strehler privato”: come sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Trieste Massimo Greco, «il privilegio e l’opportunità di detenere un fondo archivistico di grande rilevanza, dedicato a Giorgio Strehler, hanno permesso di progettare e di realizzare un percorso desueto, originale, inedito, per capire il grande regista morto dieci anni fa. Se l’immagine “pubblica” di Strehler può essere sufficientemente documentata dalla lunga militanza e dai successi scenici, la dimensione più appartata, meno appariscente – azzarderemmo la più interessante – della sua personalità emerge proprio dal lavoro di ricostruzione e di studio dedicato alle lettere, alle carte, agli oggetti, ai libri appartenuti al regista. Non è uno sguardo morboso e pettegolo dal buco della serratura, è un lavoro serio, serrato, filologico che ha per obiettivo la migliore conoscenza di un protagonista del teatro, italiano ed europeo, nella seconda metà del ’900. Il Comune di Trieste, in una apposita stanza del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, detiene questo privilegio e questa opportunità: ha cercato di farli fruttare».
Le sale espositive della mostra allestita in Sala Leonardo, oltre ad ospitare documenti, lettere, fotografie, libri, affetti ed effetti personali di Giorgio Strehler, ricostruiranno spazi di vita e di lavoro dell’artista, come se si fosse allontanato, solo per un attimo, dalla scena della vita: il suo tavolo di lavoro, ancora ingombro di carte, oggetti e dei copioni che gli venivano spediti; le diapositive, le cassette audio, il piccolo registratore, il traduttore istantaneo. Il ritratto della madre da giovane. E nelle bacheche il lavorio di preparazione per alcuni spettacoli, l’impegno della corrispondenza con altri teatri e istituzioni internazionali, le forme del rapporto che lo legava a Bertolt Brecht, e disegni, progetti, ipotesi visive avviati con artisti e scenografi suoi collaboratori ... Lo sguardo del visitatore potrà posarsi sui giocattoli dell’infanzia, su documenti e testimonianze che mettono in luce le radici centro-europee di Giorgio e della Famiglia Strehler: il corredo da viaggio e gli effetti personali rimanderanno agli spostamenti continui e obbligati della professione.
«Per la prima volta – spiega il curatore Roberto Canziani - saranno esposti materiali che raccontano Strehler da una diversa prospettiva, schiudendo uno Strehler privato, confidenziale, per certi tratti addirittura intimo, svelato dai biglietti rinvenuti tra i volumi, dalle lettere inviate e ricevute, dagli oggetti conservati e a lui più cari: il violino della madre, eccellente musicista, il telegramma che annuncia la morte di Brecht, le fotografie personali, e molti altri ancora. Il catalogo realizzato per l’occasione ricostruisce, attraverso diversi interventi, il carattere, gli affetti, le passioni di un maestro della scena e della cultura del ‘900 europeo".
In esposizione, ancora, un vastissimo patrimonio di fotografie, accumulate per anni nei cassetti di casa, nelle scatole, in buste, e l’oceanico epistolario, centinaia di lettere conservate nel Fondo, moltissime indirizzate personalmente a Strehler e quelle da lui spedite, eppure rimaste per merito della carta carbone. Attori, colleghi, uomini e donne dell’arte, della cultura, della società civile, gli esprimono ammirazione, oppure dubbi, chiedono attenzione o ringraziano. Biglietti ufficiali e corrispondenza privata: un vero ‘sismografo’ degli affetti e della vita dell’ “uomo” Strehler.

La mostra ed il volume ad essa corredato sono stati realizzati con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Fondazione CRTrieste, della Fondazione Casali, di Lucchini, di Orion e della famiglia Costantinides.

Visitabile fino al 2 marzo 2008 presso la Sala Leonardo al piano terra di Palazzo Gopcevich, via Rossini 4 (orario lun > dom 9-19, ingresso libero), la mostra “Strehler privato” sarà corredata da una serie di iniziative che ne animeranno le giornate. L’attrice Sara Alzetta sarà protagonista il 21 dicembre del recital “Donne di Strehler”. Sergio D’Osmo, scenografo, e Maria Grazia Gregori, critico teatrale, racconteranno “Il mio Strehler” nella programmazione dei Lunedì del Museo (rispettivamente il 21 e il 28 gennaio 2008). Ulteriori iniziative saranno annunciate.

Chiuso 25 e 31 dicembre 2007, 1 gennaio 2008
Info: 040.6758114 - www.triestecultura.it


Strehler privato
carattere affetti passioni


le stanze del percorso espositivo

galleria fotografica

leggere


1. la biblioteca di Giorgio Strehler
Nel Fondo “Giorgio Strehler” ci sono più di quattromila volumi. Preziosi piccoli formati, stampati magari nel ’700 e acquistati in chissà quale bancarella a Parigi. E grandi edizioni, libri d’arte, originali pubblicazioni con dedica. Un patrimonio di autori e testi - oggetto di studio e lavoro - e di artisti della scrittura e della visione - oggetto di ammirazione e ispirazione.

Attraverso i libri della biblioteca di Strehler, riordinata ora con certosina attenzione, si svelano le fonti dell’immaginazione registica e le basi di una sterminata competenza culturale. Vi si trovano i capolavori della drammaturgia di ogni tempo, accanto a curiose rare edizioni e testi quasi sconosciuti. Ma anche le fughe dell’uomo, in cerca di un intrattenimento leggero: la sua passione per la letteratura di consumo (la fantascienza, la narrativa di spionaggio) e la curiosità di certi approdi a un’editoria più scollacciata.

ideare


2. un quotidiano lavoro d’arte
Come se Strehler si fosse allontanato, ma solo per un momento, il suo tavolo di lavoro è ancora là, ingombro di carte e oggetti. I copioni che gli autori gli spedivano, con la speranza almeno di un suo sguardo. La cartella della corrispondenza e le buste appena aperte. Le diapositive, le cassette audio, il piccolo registratore, il traduttore istantaneo. Il ritratto della madre da giovane. La certezza - soprattutto - che immaginare e dare corpo alle idee non sia questione d’intuito o di un istante, ma nasca dal lento lavoro di ogni giorno e di molte persone.

Nelle bacheche trovano posto il lavorio di preparazione per alcuni spettacoli, l’impegno della corrispondenza con altri teatri e istituzioni internazionali, le forme del rapporto che lo legava a Bertolt Brecht, e disegni, progetti, ipotesi visive avviati con artisti e scenografi suoi collaboratori.

le cose più care


3. là dove riposano gli affetti
Sei teche ospitano gli oggetti più personali, i ricordi più intimi della biografia di Strehler. Quasi un reliquiario, appena appena ironico, sicuramente delicato. Un tesoro confidenziale, che è anche il cuore di questa mostra, il suo centro segreto. Oggetti un po’ magici, forse, speciali per vicinanza ed abitudine, segnali di un’intimità, da condividere solo con le persone più care.

I giocattoli dell’infanzia, assieme a lettere, fotografie, documenti, mettono in luce le radici mitteleuropee. Il corredo da viaggio e gli effetti personali rimandano agli spostamenti continui e obbligati della professione. Una finestra sul carattere viene aperta da libri e materiali che rimandano alla ricerca di segni del destino, da calare nella quotidiana attesa di risposte. Più delicato ancora lo spazio riservato alle dichiarazioni d’affetto, piccole e preziose testimonianze d’amore espresso e ricevuto.

scrivere


4. l’epistolario personale
Centinaia e centinaia sono le lettere conservate nel Fondo. Moltissime
quelle a lui indirizzate personalmente. Ma tante anche quelle da lui spedite, eppure non disperse, rimaste a noi per merito della carta carbone. Quasi intatte, nell’immediatezza della scrittura a mano oppure a macchina, e delle correzioni. In quei piccoli segni - il cambio di una parola, di un’espressione - si svelano la personalità, l’indole, il coraggio del ripensamento, la forza della convinzione.

Attori, colleghi, uomini e donne dell’arte, della cultura, della società civile, scrivono a Strehler. Gli esprimono ammirazione, oppure dubbi. Chiedono attenzione, o ringraziano. Biglietti ufficiali e corrispondenza privata, esposta in queste bacheche nei limiti che la legge consente. Lui risponde e, come un termometro, l’epistolario registra gli stati d’animo, le tensioni di un momento, il perdurare di un affetto.

ricordare


5. il cassetto delle fotografie
Fotografie accumulate per anni nei cassetti di casa, nelle scatole, in buste. Pose da studio, istantanee, polaroid scolorite, foto di scena. Senza un ordine, che non sia quello del ricordo e delle emozioni che i ricordi suscitano. Persone, luoghi, eventi, raccontano per frammenti la vita di Strehler, documentano la carriera e i successi, ripescano fisionomie dal passato, fissano quelle del presente.

Nei pannelli creati per questa esposizione, con le fotografie originali, e nella sequenza di immagini dell’album digitale, si riconoscono i volti di attori ed attrici che sono stati diretti da Strehler. E’ un discreto invito rivolto al visitatore della mostra, ad individuarli. Se non tutti, almeno in parte, almeno quelli più noti. Un gioco di rievocazioni che rende protagonista la propria memoria.


ascoltare


6. la stanza della musica
Controverso e complesso il rapporto di Giorgio Strehler con la musica. “La musica è un elemento fondamentale della mia vita, da ieri a oggi” dichiarava in un’intervista nel 1971. Però aggiungeva subito: “non amo particolarmente il teatro in musica, perché esso rappresenta una somma altissima di compromessi, più alta ancora di quelli della prosa. [...] La mia formazione culturale, musicale, mi aiuta molto a capire l’opera, ma mi aiuta anche ad essere spesso in disaccordo con chi la dirige musicalmente. E questo è un problema di ogni giorno”.

Testimoni dell’ambivalenza, vengono esposti in questa stanza della alcuni dei reperti musicali presenti nel Fondo. Se manca il pianoforte, che trova ancora posto nella casa di Lugano, gli strumenti, le partiture, i dischi, intercettano il senso musicale che Strehler aveva ereditato dal nonno, suonatore di corno, e dalla madre violinista.