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Svelate forme. Il Nudo nelle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte
Sala Leonardo di Palazzo Gopcevich in via Rossini 4 
Dal 1 giugno al 22 luglio 2007
orario:
tutti i giorni dalle ore 9 alle 19 con ingresso libero.

Voluta dall’Assessore alla Cultura del Comune di Trieste Massimo Greco, la mostra è stata realizzata sotto la direzione di Adriano Dugulin, Direttore dell’Area Cultura e Sport e dei Civici Musei di Storia ed Arte (CMSA), con il coordinamento e la cura scientifica di Lorenza Resciniti (Conservatore dei Civici Musei di Storia ed Arte) e Anna Krekic con la consulenza per la sezione archeologica di Marzia Vidulli Torlo; la grafica e il progetto di allestimento sono di Marzia Vidulli Torlo e Marino Ierman (Nucleo Operativo Ricerche e Progettazioni - CMSA).
I restauri sono stati curati da Maria Teresa Tito (Laboratorio di restauro dei CMSA) con la collaborazione di Maria Walcher, la collaborazione all’allestimento è di Letizia Ciriello, Gianni Emanuelli, Mario Fraschilla, Boris Juretic e Maria Teresa Tito (CMSA).
La mostra, realizzata interamente con opere provenienti dalle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte, è la prima di una serie di esposizioni che il Comune di Trieste intende promuovere nell’intento di valorizzare il patrimonio artistico delle collezioni civiche. Questo genere di manifestazioni si configura infatti come il veicolo più immediato per far conoscere le qualità e le potenzialità di tali collezioni:
esse contano, infatti, migliaia di pezzi, tra reperti archeologici, dipinti, disegni e stampe, sculture e oggetti d’arte applicata, i quali sono caratterizzati da varietà di provenienza (dall’Europa all’Estremo Oriente) e di datazione (dalla preistoria ai giorni nostri). A questo vasto ed eterogeneo patrimonio si attingerà volta per volta seguendo un tema specifico, un filo conduttore che potrà essere un singolo artista o una corrente, un soggetto iconografico o una collezione, in modo che il pubblico possa scoprire e apprezzare i tesori, spesso sconosciuti, custoditi nei  musei.

In questa prima occasione si è scelto il tema del Nudo, genere privilegiato nelle arti figurative per tutto il corso della storia dell’umanità, ma realmente imposto come soggetto iconografico dai Greci. Essi, tenendo in alta considerazione la bellezza del corpo maschile, avevano assurto ad ideale di questa bellezza l’atleta, il giovane cittadino maschio aristocratico dal fisico allenato con esercizi ginnici, raffigurandolo spesso nelle opere d’arte e nei manufatti, nudo in quanto nudo si allenava. A Roma, benché la nudità pubblica fosse considerata oscena e contraria alla moralità e ai valori tradizionali, il culto per il mondo greco fece sì che l’arte, in particolar modo la statuaria, costituita per tradizione da figure severamente togate, accogliesse ad un certo punto anche i nudi eroici secondo i tipi ideali della scultura greca.
Dopo il Medioevo, che col cristianesimo aveva visto venir meno i presupposti essenziali all’accettazione della nudità nell’arte sacra (salvo nei casi in cui essa era funzionale alla narrazione biblica), il Nudo riapparve con tutto il suo vigore nelle arti figurative al rinnovarsi dell’interesse per l’Antico, scaturito già nel XIII secolo ma maturato soprattutto nel Quattrocento alla luce degli studi umanistici. La codificazione della bellezza ideale, espressa nel nudo e normata nel Rinascimento, rimase un punto fermo nella storia dell’arte a venire, costituendone sempre la struttura. Custodito nelle Accademie – dove parte fondamentale della formazione degli artisti avveniva proprio con l’esercitazione sul nudo –, il nudo di ispirazione classica subì un contraccolpo nel primo ’900 con la rottura nei confronti della tradizione accademica operata dalle Avanguardie. Ciononostante il Nudo è rimasto anche nell’arte contemporanea l’interlocutore privilegiato degli artisti.
La mostra, suddivisa in quattro ambienti, si apre con una sala introduttiva in cui sono esposte opere che datano dall’Antichità al Novecento a dare un saggio della vastità e varietà del patrimonio museale cui si è attinto. Tra esse figurano: dipinti con nudi femminili ambientati in diversi contesti – dall’alcova al paesaggio allo studio dell’artista –; vasi greci decorati con immagini di atleti, guerrieri, giochi e scene mitologiche, cui si collega idealmente il bronzo moderno Atleta; rilievi di età romana, come un frammento di sarcofago accompagnato dall’incisione che nel 1814 ne celebrò il rinvenimento; due stampe giapponesi a suggerire la fortuna del tema del Nudo anche presso altre culture.
La sala di sinistra offre una panoramica sul Nudo dallo studio accademico all’opera finita attraverso schizzi e prime idee, disegni finiti, quadri e sculture dell’800 e del ’900, per lo più di artisti triestini. Spiccano il grande dipinto ovale di Carlo Wostry intitolato Il sonno, in cui una giovane donna nuda giace addormentata su un prato, e il Rapsodo bronzeo di Marcello Mascherini proteso nel suo canto verso il cielo.
La sala di destra esemplifica il ruolo centrale del Nudo nella pittura e nella scultura di soggetto allegorico, mitologico e storico spaziando dal ’600 al ’900. Tra le opere, un’insolita amazzone in cartapesta di Wostry, due preziosi disegni di Giambattista Tiepolo, uno scenografico olio di Johann Michael Rottmayr e una teatrale Sofonisba disegnata da Eugenio Scomparini.
Nella saletta più interna si è voluto infine proporre il volto più seducente del Nudo esponendo quattro affreschi provenienti da una casa di tolleranza triestina accanto ad altrettante ammiccanti stampe del francese Joseph Apoux e a due suadenti fotografie degli ultimi decenni dell’800.
Le opere in mostra provengono da alcune delle dodici sedi che fanno parte del museo multiplo Civici Musei di Storia ed Arte: il Civico Museo Morpurgo, il Civico Museo di Storia Patria – Raccolte artistiche Stavropulos, il Civico Museo d’Arte Orientale, il Civico Museo di Storia ed Arte e da ultimo il Civico Museo Sartorio, che ospita anche la Quadreria, il Gabinetto di Disegni e Stampe e la Gipsoteca-Gliptoteca dei Civici Musei di Storia ed Arte.