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Comunicati dell'Ufficio Stampa del Comune di Trieste

Trieste, 10/8/2018

SECONDO APPUNTAMENTO DI ARCHEOLOGIA DI SERA 2018


MARTEDÌ 14 AGOSTO, APERTURA DALLE 20 ALLE 23, SUL COLLE DI SAN GIUSTO, NEL GIARDINO DEL CIVICO MUSEO D’ANTICHITÀ “J.J. WINCKELMANN” (GIÀ MUSEO DI STORIA ED ARTE-ORTO LAPIDARIO)


Ingresso libero da Piazza della Cattedrale 1, via della Cattedrale 15 e via San Giusto 4

Inizio alle ore 20.30: Metamorfosi in note “con l’Oboe e il Corno Inglese”. Classico in quanto eccellente? Il teorico italiano della musica Francesco Galeazzi non aveva esitazioni nell’additare lo stile della Wiener Klassik, cioè quello di Mozart e Haydn, come modello eccellente, e quindi classico, a coloro i quali erano in procinto di addentrarsi nella difficile arte della composizione musicale. Siamo alla fine del Settecento e la musica strumentale, grazie alla Wiener Klassik, è giunta “al suo apice di maggior perfezione”. Ciò lo si doveva anche al livello altissimo di alcuni strumentisti. Mozart definiva l’oboista Friedrich Ramm un “vero mago dell’oboe”. Di quel rapporto professionale e di amicizia artistica è una preziosa testimonianza il Quartetto in Fa maggiore K 370 per oboe e archi scritto da Mozart a Monaco nei primi mesi del 1781. Erano i giorni dell’Idomeneo e della rottura dei rapporti con l’Arcivescovo di Salisburgo. Mozart sembrava quasi rifugiarsi nella composizione, attorniato da una folta schiera di musicisti. Spicca nel Quartetto una certa vocazione allo spirito concertante e virtuosistico, probabile caratteristica di Ramm accanto alla suggestiva vena espressiva della “pienezza di sentimento” richiesta per l’esecuzione del movimento lento. Chissà poi a quale ispirato strumentista fu dedicato l’Adagio per corno inglese ed archi giunto fino a noi con il numero d’opera K 580? Joseph Haydn non è da meno come eccellente contrappuntista nei suoi Trii per Baryton che incorniceranno le Metamorfosi del Lumen Harmonicum dedicate dall’oboe a Pan e Niobe in questo secondo appuntamento con l’Ovidio di Benjamin Britten.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) - Quartetto in Fa maggiore K 370 per oboe e archi
Joseph Haydn (1732-1809) - Baryton-Trio in La maggiore Hob. XI:75 per archi
Benjamin Britten (1913-1976) - Pan e Niobe dalle Six Metamorphoses after Ovid
Joseph Haydn (1732-1809) - Allegro dal Baryton-Trio in Re maggiore Hob. XI:75 per archi
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) - Adagio in Do maggiore K 580a per corno inglese e archi
Enrico Cossio - oboe e corno inglese
Marco Favento - violino
Emma Krizsik - viola
Massimo Favento – violoncello

Ore 21: Vendetta di Diana: l’impresa della caccia al cinghiale Calidonio che devastava l’Arcadia


Il secondo incontro, a cura di Marzia Vidulli Torlo e Susanna Moser, legato al bimillenario della morte del poeta latino Ovidio, rievocherà il mito della caccia al cinghiale Calidonio, spettacolare scena raffigurata con maestria dal pittore di Licurgo (360-350 a.C.) sull’anfora apula a figure rosse posta al centro della sala del Museo dedicata alla Magna Grecia.

Brani da: Ovidio, Metamorfosi, VIII 267-444
Si racconta … che Eneo, per l’esito felice del raccolto, avesse offerto le primizie delle messi a tutti gli dei; solo gli altari della figlia di Latona, dimenticati, rimasero vuoti e senza incenso.
Lo sdegno coinvolse gli dei.
“Non lo subirò impunemente! Potranno dirmi senza onori, mai senza vendetta!”
esclamò Diana; e per vendicarsi dell’offesa mandò nei campi di Eneo un cinghiale, grande quanto non sono i tori. La belva qui calpesta le colture fresche di germogli, là falcia le speranze mature del contadino in lacrime, sottraendogli il pane sulle spighe: invano l’aia, invano il granaio attenderanno un raccolto, ch’era ormai sicuro. E infuria contro le greggi: non c’è pastore o cane contro quello. La gente in fuga si rifugia dentro le mura della città, dove solo si sente sicura, finché per amore di gloria Meleagro non raduna al suo fianco una scelta schiera di giovani;
tra i quali la fanciulla di nome atalanta; Meleagro, l’eroe di Calidone, non fece in tempo a vederla che la desiderò. Ma non ebbe il tempo né l’ardire d’aggiungere altro. Più grande impresa premeva: la grande caccia.… Snidato, il cinghiale s’avventa con furia contro il nemico, come una folgore che si sprigiona dallo scontro delle nubi.
L’animale carica i cani e disperdendo quelli che si oppongono alla sua furia, sbaraglia a zannate oblique la muta che latra... così sui giovani si getta con furia tremenda quel cinghiale
facendone strage …
… la fanciulla incocca veloce una freccia alla corda, incurva l’arco e la scaglia. Conficcato sotto l’orecchio della bestia, il dardo lacera la cute e qualche goccia di sangue arrossa le setole. Ma se Atalanta fu felice di quel colpo fortunato, di più lo fu Meleagro, che pare l’avesse visto per primo e, indicando per primo il fiotto di sangue ai compagni, le dicesse: “Di questa impresa a buon diritto tu sola ne porterai l’onore!”.
Esito alterno hanno i tiri del figlio di Eneo: di due lance che scaglia, la prima si pianta a terra, l’altra in mezzo al dorso. Senza tregua, mentre la belva si dibatte, gira su sé stessa,vomita con un grugnito bava e fiotti di sangue, il feritore gli è addosso, irrita e provoca il nemico e affrontandolo gli immerge tra le scapole una picca fiammante.
Danno sfogo alla gioia i suoi compagni con applausi e grida, fanno a gara per stringere la destra al vincitore, Meleagro, ponendovi sopra un piede, calpesta quella testa micidiale e proclama: “Prenditi il trofeo che mi compete, Atalanta, così che con te sia spartita la mia gloria!”. E le dona le spoglie: la pelle irta di rigide setole e il muso su cui spiccano due zanne enormi. Felice è lei del dono e perché è lui che glielo dona. Ma gli altri provano invidia e per tutto il gruppo corre un mormorio.
Gli uomini, che si erano opposti alla presenza di una donna durante la caccia, non accettarono la decisione di Meleagro e ne seguì una feroce strage di eroi.


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