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Comunicati dell'Ufficio Stampa del Comune di Trieste

Trieste, 14/12/2017

“LEGGE DEI TORTI”: RIMBORSI IN VISTA PER LE IMPOSTE DI BOLLO E DIRITTI SULLE CERTIFICAZIONI RILASCIATE (FINO ALL'OTTOBRE 2016) PER POTER ACCEDERE AGLI INDENNIZZI RICONOSCIUTI DALLA SLOVENIA CON LA PROPRIA LEGGE DEL 25/10/1996


DOPO UNA RECENTE “RILETTURA” DEL TEMA DA PARTE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE, APPROVATA DALLA GIUNTA MUNICIPALE DI TRIESTE (RELATORE L'ASSESSORE LOBIANCO) LA DELIBERA PER APPLICARE CONCRETAMENTE LA RESTITUZIONE AGLI AVENTI DIRITTO


Rimborsi in vista, da parte del Comune di Trieste, delle imposte di bollo e di parte dei diritti anagrafici (di ricerca documentale o di segreteria) versati fino all'ottobre 2016 dai richiedenti le certificazioni necessarie per accedere agli indennizzi riconosciuti dalla Slovenia con la "Legge dei torti" del 25/10/1996.
Poi, dopo il 4 ottobre 2016, l'obbligo del bollo statale italiano per queste certificazioni venne a cessare, con la Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 88/E di pari data, in risposta a una istanza di interpello da parte di un cittadino, optando per l'applicabilità dell'art. 12 della Legge 593/1981 che regola, nell'ambito del procedimento amministrativo italiano, gli indennizzi erogati dallo Stato per danni materiali di guerra. Ovvero, in sostanza, ritenendo finalmente assimilabili la legge italiana 593/81 e quella slovena, e riconoscendone l'analogia, trattando effettivamente entrambe di riparazioni di danni patiti a seguito della guerra.

Ma precedentemente a tale nuova e più estensiva “lettura” delle norme tributarie da parte degli organi dello Stato, gli Uffici comunali erano ovviamente tenuti, nel rispetto della legge, ad assoggettare a bollo i certificati individuali di residenza e cittadinanza, gli stati di famiglia storici e i c.d. “certificati di vicende domiciliari” rilasciati ai fini suddetti alle persone fisiche richiedenti, applicando inoltre i (pur meno costosi) diritti di segreteria o di ricerca correlati, in quanto non ricorrevano le condizioni per il riconoscimento dell'esenzione.
E molte, potenzialmente valutabili in almeno 9.000, erano state negli anni – a seguito della legge slovena del 1996 e prima dello “snodo” interpretativo del 4 ottobre 2016, favorevole ai richiedenti - le istanze di certificazioni pervenute all'Ufficio Anagrafe del Comune di Trieste, necessarie per godere degli indennizzi riconosciuti dalla "Legge dei torti"; istanze, tra l'altro, intensificatesi in particolare dal mese di agosto 2015, e quindi ancora con il pagamento pieno del bollo.

Ora, dopo che l'Agenzia delle Entrate ha espressamente ritenuto e dichiarato che le certificazioni rilasciate ai fini del godimento dei diritti previsti dalla legge slovena possono rientrare nelle fattispecie previste dalla legge italiana su analoga materia e pertanto venir parimenti trattate dal punto di vista tributario, precisando inoltre l'intero argomento con una propria successiva “nota di informazioni operative e di coordinamento” inviata al Comune (in data 10/10/2017) – e precisando tra l'altro che le istanze di rimborso delle somme versate dovranno essere presentate dai cittadini interessati esclusivamente al Comune, entro il termine prescrizionale di 10 anni dalla data in cui hanno corrisposto il bollo al soggetto gestore (cioè al Comune stesso) -, ecco che compete adesso al Comune provvedere ad “attrezzarsi” in merito, ovvero a prevedere l'erogazione delle somme dovute, a rimborso, ai cittadini richiedenti, peraltro dopo aver effettuato gli opportuni controlli.
Un'”operazione“ perciò organizzativamente meno facile di quanto si potrebbe pensare poiché, come descritto nella delibera che formalmente autorizza l'avvio dei rimborsi da parte del Comune, approvata nel pomeriggio dalla Giunta Municipale presieduta dal Sindaco Dipiazza, proponente il competente Assessore ai Servizi al Cittadino e anagrafe Michele Lobianco, sono contemplate diverse fattispecie, e quindi diversi calcoli degli importi del rimborso, a seconda dei casi.
Per esemplificare – come riportato peraltro nello stesso testo della delibera – va tenuto conto del fatto che sui documenti di cui sopra, in quanto rilasciati in bollo, erano stati applicati e riscossi diritti di segreteria o diritti di ricerca, per l'importo rispettivamente di Euro 0,52 per certificato e, in caso di stato di famiglia storico, di Euro 5,16 per ciascun nominativo di familiari compreso nell'atto. Ma, parimenti, va tenuto anche presente che tali diritti sono invece ridotti della metà se applicati su atti rilasciati in esenzione da bollo. E in tale contesto è presumibile che i richiedenti che avanzeranno istanza di rimborso del bollo possano avanzare anche istanza di rimborso della maggior somma versata per l'applicazione di diritti di segreteria e di ricerca e che quindi l'Ente sarà tenuto al rimborso anche di tali somme.

Un”operazione” dunque che – come ha osservato l'Assessore Lobianco, “assistito” dalla funzionaria dei Servizi Demografici Mariella Maricchiolo, presente anche il direttore del Servizio Alberto Mian – riveste certamente e innanzitutto un aspetto fortemente simbolico (nel senso appunto del riconoscimento di una riparazione per i “torti” subiti) ma, in diversi casi – come per quelli che avevano necessitato la produzione di certificati storici di famiglie con numerosi componenti –, anche economicamente di una certa rilevanza.
Si può calcolare in proposito – ha spiegato Lobianco - che il valore complessivo del rimborso si potrà attestare sul valore presunto di Euro 200.000 (stimato prudenzialmente in eccesso in ragione dell'apposizione sui – come già detto - circa 9.000 certificati emessi dell'imposta di bollo - per Euro 16,00 cadauno anzichè in esenzione -, dei diritti di segreteria - per Euro 0,52 anzichè 0,26 - e dei diritti di ricerca - per Euro 5,16 a nominativo al posto di 2,58 -).

Ma va nel contempo ricordato che, naturalmente, a fronte dell'istanza di rimborso, gli Uffici saranno tenuti a svolgere tutte le necessarie verifiche per accertare la legittimità dell'istanza, e ciò sia ai fini della corretta procedura di rimborso all'utente richiedente ma anche ai fini del riconoscimento della correttezza della procedura posta in essere dal Comune da parte dell'Agenzia delle Entrate, alla quale il Comune si dovrà poi rivolgere per ottenere il rimborso di quanto versato all'utente.

Per agevolare al massimo queste operazioni, il Comune – ha ancora spiegato Lobianco – predisporrà un modulo (che i richiedenti il rimborso dovranno compilare e quindi riconsegnare sempre al Comune) il quale conterrà, in forma di autocertificazione, tutte le informazioni necessarie a individuare correttamente gli aventi diritto, i certificati a suo tempo ritirati e gli importi da rimborsare, e ciò anche allegandovi copia o l'originale dei certificati ritirati.

Tenuto conto della portata dell'iniziativa, anche per il numero rilevante dei potenziali richiedenti, il Comune – ha comunicato l'Assessore Lobianco – ha già incontrato – poco prima dell'approvazione della delibera in Giunta – le organizzazioni maggiormente rappresentative del mondo dell'esodo istriano (e ricordiamo che questa vicenda riguarda in questa fase solo le situazioni determinatesi all'epoca sul territorio dell'attuale Slovenia, n.d.r.), ovvero l'Associazione delle Comunità Istriane (presente alla riunione con Coslovich e Depase), l'Unione degli Istriani (con il presidente Lacota), l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (con Codarin). E ciò al fine di condividere alcune modalità, prassi operative e informazioni utili per affrontare assieme e al meglio la situazione, ma anche per fornire chiarimenti aggiuntivi e supporto agli aventi diritto, iscritti ai rispettivi sodalizi.

Ora, dopo l'avvenuta approvazione di questa importante delibera di indirizzo generale, con un successivo apposito provvedimento dirigenziale saranno più compiutamente stabilite sia le operazioni contabili necessarie per definire il rimborso e il recupero delle somme, sia le procedure esatte di accoglimento e di controllo delle istanze dei richiedenti.

In tal senso si può ritenere – ha concluso Lobianco – che le procedure rivolte al pubblico (con la pubblicazione e/o diffusione dei moduli di autocertificazione, anche attraverso le suddette Associazioni) potranno orientativamente iniziare nel mese di febbraio, valutando poi che parte delle richieste potrà essere evasa nel corso del 2018 e parte nel corso del 2019, sia riguardo alla raccolta delle istanze che per lo svolgimento della necessaria istruttoria sul controllo di legittimità delle stesse, sia, infine, per la liquidazione del dovuto.

Naturalmente, di ogni successivo “passaggio” di questa lunga e complessa vicenda e dei suoi prossimi concreti sviluppi verrà data puntuale informazione.


COMTS – FS

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