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Comunicati dell'Ufficio Stampa del Comune di Trieste

Trieste, 11/11/2017

RECUPERATI OGGI, AL LARGO DI MUGGIA, ALCUNI FRAMMENTI DELLA CORAZZATA “WIEN” AFFONDATA DA LUIGI RIZZO NEL DICEMBRE DEL 1917


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I MATERIALI RINVENUTI SARANNO RESTAURATI ED ESPOSTI NELLA MOSTRA “NEL MARE DELL’INTIMITÀ. L’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA RACCONTA L’ADRIATICO” CHE APRIRÀ IL 17 DICEMBRE AL SALONE DEGLI INCANTI, ORGANIZZATA DALL'ERPAC (ENTE REGIONALE PER IL PATRIMONIO CULTURALE) E DAL COMUNE DI TRIESTE, CON OLTRE 2000 METRI QUADRATI DI ESPOSIZIONE E, INSIEME PER LA PRIMA VOLTA, UN MIGLIAIO DI REPERTI PROVENIENTI DA MUSEI ITALIANI, SLOVENI, CROATI E MONTENEGRINI

A 100 anni dal suo affondamento riemergono dal mare di Trieste alcuni frammenti erratici della corazzata della Imperial Regia Marina Austro-Ungarica “Wien”, silurata dal Mas di Luigi Rizzo la notte del 10 dicembre 1917.

L’operazione, condotta dall'archeologa subacquea Rita Auriemma, direttrice del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’ERPAC - Ente regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, sotto la direzione scientifica della dott.ssa Paola Ventura, responsabile Area Patrimonio Archeologico della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, presente, a seguire le fasi del recupero, anche l’Assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, si è svolta nella sua fase esecutiva grazie alla collaborazione della Capitaneria di Porto di Trieste e all’indispensabile intervento del Nucleo Sommozzatori del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco di Trieste, coordinati dal direttore regionale ing. Loris Munaro, che opera in tutti gli scenari acquatici della regione (mare, fiumi, laghi, bacini artificiali).

Questo intervento si configura come il primo evento collegato alla grande mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico” organizzata dall'ERPAC e dal Comune di Trieste, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e altri partner italiani e stranieri, con il patrocinio del MIBACT, dei Ministeri della Cultura e del Turismo della Croazia e del Ministero della Cultura Sloveno e il contributo della Fondazione CRTrieste.
L’esposizione aprirà al pubblico, al Salone degli Incanti, sulle Rive di Trieste, il 17 dicembre prossimo. I frammenti erratici recuperati saranno consolidati e restaurati a cura dell’ERPAC prima di venir esposti nella sezione “La guerra sul mare”, che ospiterà un focus specificamente dedicato alle vicende della corazzata “Wien”, nell'anno in cui ricorre il centenario dell'affondamento.

“Il recupero di oggi è un altro tassello che si inserisce nel più ampio, trasversale e diacronico progetto della mostra che inaugureremo, insieme al Comune di Trieste, a dicembre. Un'iniziativa che non si limiterà a un'esposizione di reperti, ma che si proporrà come un vero e proprio laboratorio di ricerca archeologica e valorizzazione di un bene talvolta ignorato o dimenticato: il patrimonio sommerso” ha sottolineato Rita Auriemma, direttrice del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’ERPAC e curatrice della mostra.

“L’intervento odierno fa seguito a una storia lunga un secolo, in cui si sono alternati periodi di oblio e una serie di spoliazioni del relitto; il recupero cui ora la Soprintendenza presta la sua supervisione e che vede il concorso di tante competenze altamente specializzate, si pone come segno di una forte discontinuità rispetto al passato, e non per l’entità, limitata a un prelievo che potremmo definire “a campione”, magari con l’auspicio dell’avvio in futuro di indagini sistematiche: lontano da ogni intento di spettacolarizzazione, si tratta infatti di riconoscere a pieno titolo la dignità di “bene culturale” a questa testimonianza materiale della nostra storia, meritevole quindi della massima tutela, alla pari e con i metodi di qualsiasi altro reperto” osserva dal canto suo Paola Ventura, responsabile Area Patrimonio Archeologico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Viene così restituito alla città il frammento di una memoria legata ai fatti della Grande Guerra, reperto simbolico di un evento bellico che segnò le sorti del conflitto sul mare e che appartiene alla storia di Trieste e dell’Italia.

Costituita da personale addestrato al primo soccorso sanitario, all’utilizzo del defibrillatore semi-automatico e alla somministrazione di ossigeno terapeutico e da una task force composta da personale sommozzatore formato per gli interventi subacquei in ambienti confinati, equipaggiato con attrezzature individuali per soccorsi subacquei e in ambienti acquatici, la squadra dei Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Trieste, coordinata dal capo reparto Furio Scropetta, ha provveduto al recupero di alcuni frammenti erratici della grande corazzata, nell’area della baia di Muggia. I sommozzatori hanno lavorato a venti metri di profondità in condizioni ambientali rese difficoltose dalla quasi totale assenza di visibilità dovuta alla natura fangosa del fondale in questo tratto di mare.

“A un secolo dall'affondamento della nave si tratta di un atto simbolico per recuperare un capitolo di storia della Grande Guerra alla memoria nazionale e di Trieste” ha dichiarato Pietro Spirito, scrittore e componente del comitato scientifico della mostra, che insieme a Stefano Caressa ha supportato il nucleo sommozzatori. È stato proprio Caressa infatti, nel 2008, a ritrovare il relitto della “Wien” nella baia di Muggia, basandosi su una vecchia carta nautica ed effettuando un sopralluogo con il side scan sonar, apparecchio che permette di «fotografare» il fondo del mare con sorprendente precisione. Ciò che rimane del relitto dell'unità da guerra austro-ungarica appare come un grande scheletro, coperto da uno spesso strato di fango dal quale emergono pezzi contorti della fiancata, alcune ordinate concrezionate, parti di un ponte, frammenti di quella che fu un'unità da combattimento da 5600 tonnellate.

Sotto la supervisione della direttrice dello scavo Paola Ventura, i sommozzatori hanno provveduto al recupero dei reperti, portati in superficie grazie a una cesta collegata a palloni di sollevamento Subsalve-EFB 2000 controllati dalla superficie, una specifica attrezzatura in dotazione al nucleo triestino che, tra le altre, dispone anche di un Sistema di immersione alimentato dalla superficie (Siacs – “caschetti”), di un Sistema di taglio subacqueo ultratermico “Broco”, di Comunicatori OTS Buddy Phone Stx-100 e di un Robot a comando remoto “Mercurio” (ROV).


LA VICENDA DELLA S.M.S. “WIEN”

Nave da battaglia della classe “Monarch” della Imperial Regia Marina dell’Impero d'Austria-Ungheria, la corazzata “Wien” venne affondata dal Mas di Luigi Rizzo la notte 10 dicembre 1917 mentre si trovava alla fonda nella baia di Muggia, presso Trieste. Varata nel 1895 e classificata come unità da difesa costiera, nell'agosto del 1917 assieme alla gemella “Budapest” era stata assegnata a Trieste. Il 6 novembre aveva attaccato la batteria costiera italiana di Cortellazzo, alle foci del Piave, azione che convinse i comandi italiani a neutralizzare definitivamente sia la “Wien” che la “Budapest”. Il compito venne affidato all'allora sottotenente di vascello Luigi Rizzo che la sera del 10 dicembre partì al comando di due motoscafi Mas, il Mas 9 e il Mas 13, per attaccare le due navi austriache ancorate nel Vallone di Muggia. I Mas partirono da Venezia, al traino di due torpediniere, fino a giungere al centro del golfo di Trieste, poi in piena notte proseguirono con i motori elettrici raggiungendo la diga nord della baia. Superata la diga ed elusa la sorveglianza armata, dopo due ore di sforzi per tagliare e superare anche i cavi d’acciaio delle ostruzioni i Mas oltrepassarono il varco e attaccarono nell’oscurità le navi alla fonda. Il Mas 9 di Rizzo lanciò due siluri contro la “Wien” e altrettanto fece il Mas 13 contro la “Budapest”: il primo colpì il bersaglio, il secondo lo mancò. La corazzata “Wien” affondò in soli cinque minuti portando con sé 33 uomini d'equipaggio mentre i naufraghi sopravvissuti raggiunsero la riva a nuoto. I due Mas riuscirono a sfuggire alla reazione della difesa costiera austriaca e a rientrare alla base. Per l’azione Rizzo fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Molti fra i marinai imbarcati sul “Wien” erano triestini, allora sudditi dell’Impero austro-ungarico. Dopo la guerra, diventata Trieste italiana, nel 1925 furono recuperati dal relitto lo sperone di prua e il frammento della poppa con il nome della corazzata. Il primo venne regalato a Gabriele D’Annunzio per il suo Vittoriale, mentre il frammento della poppa si trova oggi al Museo Storico Navale di Venezia. Nel decennale dell’azione, nel 1927, lo stesso Luigi Rizzo indossò lo scafandro da palombaro e scese sul relitto della nave che aveva affondato. La demolizione della corazzata proseguì poi a fasi alterne con l’impiego dei palombari fino ai primi anni '50.
Oggi gli ultimi resti della corazzata “Wien” giacciono là dove è stata affondata, a meno di mezzo miglio di distanza dalla Ferriera di Servola e a circa 20 metri di profondità.


LA MOSTRA “NEL MARE DELL’INTIMITÀ. L’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA RACCONTA L’ADRIATICO”
Trieste, Salone degli Incanti - 17 dicembre 2017 – 1 maggio 2018

Oltre 60 istituzioni culturali italiane e internazionali coinvolte, 50 studiosi, per un’esposizione di 2000 metri quadri che racconterà le straordinarie storie che emergono dal nostro mare Adriatico. Per la prima volta saranno offerti al pubblico, in una visione d’insieme, relitti, opere d’arte e oggetti della vita quotidiana, merci destinate alla vendita e attrezzature di bordo, circa un migliaio di reperti provenienti dai numerosi giacimenti sommersi e prestati per l’occasione da Musei italiani, croati, sloveni e montenegrini.
Il Salone degli Incanti di Trieste (l'ex Pescheria centrale delle Rive) si trasformerà in un paesaggio d’acqua, un fondale sommerso che permetterà di leggere in maniera più esaustiva l’intensità degli scambi culturali e dei traffici commerciali, la specificità della costruzione navale antica, la ricchezza delle infrastrutture e il dinamismo dei paesaggi costieri, le storie degli uomini che hanno attraversato questo mare intimo.
Con gli occhi dell’archeologia e della ricerca subacquea i visitatori saranno trasportati in un’ideale veleggiata lungo l'Adriatico, tra le due sponde e da nord a sud, per scoprire gli intensi rapporti che hanno tessuto su questo mare una ragnatela di rotte, traversate, itinerari, strade liquide lungo le quali si sono create una lingua comune, una comunità e un’identità fortemente unitaria.

(info: www.nelmaredellintimita.it, #intimoadriatico)

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