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Comunicati dell'Ufficio Stampa del Comune di Trieste

Trieste, 11/3/2017

“LAMPI D'IMMAGINI SUL FRIULI VENEZIA GIULIA”: INAUGURATA ALL'ALINARI IMAGE MUSEUM (AIM)


AL CASTELLO DI SAN GIUSTO A TRIESTE LA NUOVA MOSTRA DEDICATA ALLA FOTOGRAFIA DEL FRIULI VENEZIA GIULIA


FINO AL 21 MAGGIO I CAPOLAVORI DAI WULZ A ZANNIER TRATTI DAGLI ARCHIVI ALINARI

La Fratelli Alinari - Fondazione per la Storia della Fotografia ha inaugurato nel suo nuovo museo dell'immagine “Lampi d'immagini sul Friuli Venezia Giulia negli Archivi Alinari. Dai Wulz a Zannier”, una mostra dedicata alla fotografia a Trieste e in Friuli-Venezia Giulia nelle collezioni degli Archivi Alinari.
Dall'11 marzo al 21 maggio sarà esposta negli spazi del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto una selezione delle opere più importanti di atelier fotografici quali gli Alinari, lo Studio Wulz, i Pozzar oltre agli autori del Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia, in primis Italo Zannier, Donato Riccesi e altri ancora.
Vedute di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, paesaggi e ritratti tra Ottocento e Novecento, le performances teatrali fotografate da Geri Pozzar, le fotografie futuriste di Wanda Wulz si potranno ammirare in originale e in digitale.
L'ala multimediale del museo permetterà di approfondire la conoscenza della storia della tecnica fotografica tra analogico e digitale, nonché l’opera dei fotografi in Friuli Venezia Giulia attraverso le postazioni multimediali e interattive, di avvicinarli con approccio ludico-educativo con giochi di rimandi tra ieri e oggi, di lasciarsi coinvolgere dalle enormi proiezioni, mutevoli, a parete, per averne un'emozione ancora più diretta e immediata.

La mostra è curata da Emanuela Sesti, dirigente scientifico di AIM, e da Italo Zannier. «Questa sintetica rassegna, “Lampi d'immagini”, che proviene dagli storici ed emblematici Archivi Alinari di Firenze, luogo elitario di conservazione della fotografia italiana, testimoniante di una suggestiva cronistoria della nostra identità – chiarisce Zannier - si propone qui come stimolo a considerare questo mezzo espressivo, un simbolo della modernità e del futuro. La fotografia, come strumento linguistico visivo fondamentale, mentre sta orientando vivacemente anche i linguaggi della tradizione orale e letteraria».

Aggiunge il presidente Alinari, Claudio de Polo Saibanti: «L'attività di raccolta e di salvataggio d'importante materiale fotografico svolta da Alinari ha permesso in primis che questo non andasse disperso come purtroppo molto spesso accade, e in secondo luogo che a Firenze si costituisse uno dei cinque più grandi archivi fotografici al mondo. Sono oltre 1700 gli archivi custoditi dall'Alinari e fra essi sono ben rappresentati fotografi triestini e friulani che attraverso le loro opere raccontano momenti significativi di questa regione e di una storia fotografica importante non solo in Friuli Venezia Giulia».
La rassegna presenta, infatti, una panoramica dell’opera dei fotografi operanti a Trieste e in Friuli tra Ottocento e Novecento presenti nelle collezioni Alinari: molti grandi archivi di fotografi triestini o friulani sono infatti conservati negli archivi fiorentini come quello di Italo Zannier, dello Studio Wulz, dello Studio Pozzar, di Giorgio Brunner, oltre alle donazioni del Torso, Pittana, Verchi, Pittini, Cammarata (l’archivio di Aurelio Monteverde), Camerini.

“Questa è la terza mostra che viene inaugurata nel nuovo spazio espositivo dell'AIM. Ed è una mostra a cui mi sento particolarmente vicino perchè parla della nostra regione, del nostro territorio – nota Giorgio Rossi, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste -. Ci sono immagini che mostrano cosa ha significato per il Friuli Venezia Giulia tirarsi fuori da due guerre mondiali e poi da una terza, il terremoto. Gente umile che ha visto sconvolta la propria vita, ma che continua ad essere ancora oggi un modello e un segno di speranza”.

Note Illustrative

AIM – Alinari Image Museum

Uno spazio reale per contenuti virtuali. A Trieste, tra Europa e Mediterraneo. Un museo che cambia pelle con l'alternarsi delle mostre di grandi fotografi. Proiezioni, immagini a video ma anche esposizione di originali in cornice e vetrine con apparecchi fotografici e oggetti che hanno segnato la storia della fotografia.
Il Museo conduce il visitatore prima nello spazio dedicato alla fotografia stampata, da osservare in modo tradizionale, e poi nella sezione multimediale, in cui è protagonista l'immagine. Un confronto a contrasto fra due universi grazie a cui si potrà far esperienza della loro profonda differenza.

Fratelli Alinari

Fondata a Firenze nel 1852, la Fratelli Alinari è la più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia, dell’immagine e della comunicazione. La nascita della fotografia e la storia dell'Azienda sono legate da un percorso comune di evoluzione e crescita, testimoniato oggi dall'immenso patrimonio di 5.000.000 di fotografie di proprietà, raccolto negli attuali Archivi Alinari.
È un patrimonio che si va sempre più ampliando e che, grazie a una ragionata politica di nuove acquisizioni e alle nuove campagne fotografiche, spazia dai dagherrotipi ai moderni fotocolor.

Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia

La Fratelli Alinari nel settembre del 1998 ha costituito la “Fratelli Alinari. Fondazione per la storia della Fotografia”, al fine di svolgere un fondamentale ruolo di tutela, promozione e valorizzazione di tutto ciò che è riferito all’ambito della fotografia e alla sua storia, nonché alle arti figurative in genere.
Ha il compito di promuovere e realizzare le attività espositive oltre che di gestire le attività museali sia scientifiche che didattiche del MNAF, Museo Nazionale Alinari della Fotografia nella sua sede delle Leopoldine di Piazza S. Maria Novella a Firenze, e dell’AIM, Alinari Image Museum, nella sua sede al Bastione Fiorito del Castello di San Giusto di Trieste.

A NORDEST, UN’ISOLA DELLA FOTOGRAFIA
di Italo Zannier, febbraio 2017

Per chi non sa, e sono in molti, o non conosce la storia della Fotografia (ha avviato il nostro tempo, quello dell’Iconismo!), sembra che questa magica sorpresa, donata dai Niépce-Daguerre-Talbot nel 1839, sia, dopo quella dello specchio, ma molto prima di Narciso, come una cascata di montagna, sgorgata da una misteriosa sorgente.
Si legga, per favore, qualche piacevole storia della fotografia, non necessariamente la mia, per scoprire come, da circa centottanta anni, le vicende del mondo siano collegate all’invenzione della Fotografia, accanto a quelle dell’Elettricità, del Vapore, dell’Elica, del Telegrafo, del Telefono, delle Strade Ferrate e, infine, dei Jet, “più pesanti dell’aria”. E poi, “verso l’invisibile” dei Raggi X, il Cinématographe, la Televisione, Internet ecc. La “globalizzazione”, si dice, e il futuro ci attende!
A Nord Est, quando Trieste era ancora un’isola felice degli Asburgo, magnifica e splendente, e di rara energia culturale e sportiva come oggi, i fotografi giunsero subito.
Wilhelm Engel tra i primi, maestro di Giuseppe Wulz, dal quale discesero Carlo-Wanda-Marion, e poi una moltitudine, anche da Vienna o da Parigi. Da Mallowitsch a Benque, da Ramann a Tominz a Pozzar, da Demanins a Pollitzer, a Crepaz a Stravisi, sino ai Crovatto, Raffaelli, Schiavon, e l’audace Sillani, Ezio Gamba, etc. tutti a cogliere gli sprazzi di bellezza e di luce di questo territorio, tra le Alpi e il Mare.
Così a Gorizia: da Bevilacqua a Gasparini ad Altran, tra gli altri eccellenti, e a Udine diecine di fotografi, tra realtà e pittorialismo, da Agricola a Malignani, da Madussi a Bujatti a Modotti (Pietro, zio di Tina), ai Brisighelli, ai Pignat… Dall’elegante amateur, conte Del Torso, ai Borghesan e al delicato Ciol, verso Pordenone, e da Ursella a Tino Procaccioli, al “passionario” Toffoletti.
L’elenco sarebbe lungo, nella bionda Trieste come nel rude Friuli contadino, dove la storia della fotografia si è fatta ricca, fino alla odierna gioventù.
Questa sintetica rassegna, “LAMPI D’IMMAGINI”, che proviene dagli storici ed emblematici Archivi Alinari di Firenze, luogo elitario di conservazione della fotografia italiana, testimoniante di una suggestiva cronistoria della nostra identità, si propone qui come stimolo a considerare questo mezzo espressivo, un simbolo della modernità e del futuro.
La fotografia, come strumento linguistico visivo fondamentale, mentre sta orientando vivacemente anche i linguaggi della tradizione orale e letteraria.


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