12 aprile 2008       

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Chiacchierando con Patrick Venerucci



Patrick Venerucci
Tante di quelle volte campione del mondo di pattinaggio, specialità coppia artistico, che è persino inutile elencarle.
È il Capo Clan dei riminesi : 38 anni con in pista l'agilità di un ventenne, la perfezione meticolosa di un saggio ed il fascino di un guru.
Quasi un icona del pattinaggio, ma quando ci parli è subito tuo amico.

Gli chiedo dell' esperienza triestina e di come ha deciso di parteciparvi.
Con Mario si parlava da anni, ma poi ci si perdeva di vista, poi si riparlava.... ma pareva un'idea lontana, ed invece quest'anno mi è giunta la proposta per questo spettacolo ed ho, abbiamo, subito accettato entusiasticamente.
Mario Vitta è un ottimo regista, mi trovo bene, mi piace lavorare con lui e per lui, la sua esperienza è molto simile alla nostra ma più compiuta. Lui ha anni di lavoro alle spalle e noi potevamo solo essere felici per questa collaborazione.
Certo, in questo momento noi abbiamo atleti favolosi e prestigiosi, ma mai avremmo avuto la capacità di realizzare uno spettacolo così raffinato. Probabilmente ci arriveremo col tempo, ma ci manca ancora esperienza e uno staff: lo staff che ha Mario alle spalle è eccezionale.
Abbiamo molto da imparare coreograficamente: Mario Vitta e Sandro Guerra sono dei grandi maestri in questo campo.
Per ora la nostra filosofia è quella di portare gli spettacoli ovunque, nelle piazze delle cittadine più sperdute, dove forse non hanno mai sentito parlare di pattinaggio a rotelle o forse pensano che i pattini siano quelli che hanno indossato una volta da bambini. Ecco, noi andiamo là, il nostro è, in un certo senso, un tipo di spettacolo nazional popolare: per necessità limitiamo al massimo le raffinatezze splendide di questo sport, spesso ci troviamo a fare rappresentazioni in palestre di società locali minuscole, piazzette mal asfaltate, sotto capannoni improvvisati. Portiamo il pattinaggio là dove non sanno nemmeno cosa sia, in situazioni alle volte quasi impossibili, ma questo per ora facciamo: portiamo in giro per l'Italia il pattinaggio. Noi cerchiamo, come Mario, del resto, di trasmettere tutto quello che sappiamo, in tutti i modi possibili, sulle piazze di uno sperduto paesino della Sicilia, in questo fantastico Palazzo dello Sport, ovunque cerchiamo di trasmettere, tanto, se insegni quello che sai mica lo perdi tu, anzi lo moltiplichi!

Patrick continua e dal sorriso traspare l'orgoglio di questa sua avventura, dell'avventura del Rimini Roller Tour, ma sa apprezzare anche altro e sa guardare ed imparare. Questo spettacolo è tutt'altro, è più raffinato, da teatro, ma nello stesso tempo èugual cosa: è portatore di uno medesimo desiderio, quello di far crescere questo meraviglioso sport.

Che ci dici di Trieste e dei triestini
Trieste la conoscevo, conoscevo i Vitta, Guerra, Apollonio, Cerisola, c'ero già stato in passato con la mia compagna di coppia. Prima, per le prove di questo spettacolo siamo venuti tre volte e lavorare con i triestini, gli atleti, lo staff, è stata una bellissima esperienza. L'accoglienza è stata impareggiabile, mi hanno fatto sentire protagonista ma anche compagno di strada ed è quello che amo di più: in pista siamo uguali, tutti danno quello che hanno ma tutti sono protagonisti.
Il più bel commento che ho sentito a Trieste su di me è stato ascoltando, per caso, non visto, un gruppo di atleti che parlavano di me e dicevano: è uno di noi.
Detesto le primedonne! Mi ha fatto piacere che venisse apprezzato il mio lato umano, e questa è una cosa che ho sempre percepito qui a Trieste, poi, solo poi, veniva il campione.
A dire il vero questa è un po' una critica che mi fanno alcuni miei colleghi di Rimini, mi dicono che chiacchiero con tutti, che sono capace anche di mettermi a chiacchierare con il custode del palazzetto... ma che male c'è? A me piace la gente!.

E che mi dici di padre e figlia in pista che pattinano e recitano insieme, due campioni del mondo ..
No, non solo padre e figlia, anche la madre: lei è allenatrice della società in cui pattina Sara, ma non ci sono grandi problemi, io sto bene con i ragazzi. Con Sara ho cercato di avere un rapporto da amico autorevole, e non autoritario non troppo da babbo insomma....... sarà per questo che mi chiamano PeterPan

Torniamo allo spettacolo, che mi dici?
Emozionante, e quando una cosa mi emoziona va bene, benissimo. Mi piacerebbe riproporlo da qualche altra parte, magari non tutto, a pezzi, risistemandolo opportunamente.
La fatica è stata molta e all'inizio eravamo un po' perplessi con Mario che ogni volta aveva in serbo qualche modifica, qualche sorpresa, la sua creatività è inesauribile, meno male che poi c'è Elvia che lo contiene. Anche Sandro è stato molto molto bravo, ma il bello è stato che tutto cresceva insieme, con le critiche collaborative di tutti.
Non smetterò mai di dire che è una grande esperienza. Quello che maggiormente ci ha lasciato stupiti, è stata la scenografia. Inizialmente eravamo increduli sulla possibilità che riuscissero a realizzare quanto ci dicevano, veramente pensavamo non ci sarebbero mai riusciti, ed invece no. Sono stati fino all'ultimo momento a maneggiar luci, ma all'ora stabilita siamo andati regolarmente in scena.
Una serie continua di emozioni ci ha accompagnato lungo tutto il percorso culminate nello spettacolo di questa sera: spero di esser riuscito a trasmettere al pubblico le emozioni che ho provato io, se così è stato sono veramente soddisfatto e felice.

  mt

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