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La tesi,
in psicologia di comunicazione, è un approfondimento dell'attuale condizione
lavorativa e di impegno politico al femminile in Italia, un Paese dove
si rilevano ancora degli ostacoli ad un processo di maturazione professionale
e soprattutto di inserimento nella sfera politica da parte delle donne,
ostacoli causati da antichi meccanismi maschili di assegnazione dei ruoli
e che obbediscono a schemi culturali pregiudizievoli privilegiando ancora
e sempre solo l'uomo. Altri ostacoli, non meno rilevanti, sono causati
dalle reali difficoltà del genere femminile nel riuscire a conciliare
l'esistenza del trinomio famiglia-lavoro-poltica/attiva. La donna vissuta
come "una e trina", la donna come tripla presenza, il "tempo" e, in questo
caso particolare, la sua "mancanza" si rivelano i peggiori nemici da sfidare
e combattere. Vengono esaminate la legge elettorale n°81 per le elezioni
amministrative e la legge n°277 per le elezioni politiche del 1993. Entrambe
queste leggi alzavano la "soglia di partenza" delle donne nella vita politica,
ma non assicuravano loro il successo elettorale che dipende, alla fine,
dai voti dei cittadini. Soglia di partenza preferenziale valutata essenziale
da moltissime donne, come scrive Carla Carloni Mocavero, studiosa e scrittrice,
per poter superare l'enorme gap che le divide dalla rappresentanza politica
maschile. Queste leggi furono giudicate anticostituzionali perché lesive
dell'articolo n°51 della Costituzione Italiana e abrogate nel 1995 con
una sentenza della Corte Costituzionale. Così il mondo politico femminile
(peraltro diviso poiché una parte di esso considerò importantissime queste
leggi, come si è detto, mentre l'altra le valutò quasi alla stregua di
un insulto, una ghettizzazione, tanto da denominarle leggi panda) perse
una chance mai avuta prima. Parità sostanziale e reale oggi risulta ancora
un miraggio. L'elettorato italiano è composto oggi, nel 2002, per quasi
il 60% da donne. La rappresentanza femminile globale in politica è arriva
a non più del 12%, sia a livello amministrativo che politico, considerati
tutti i ruoli, le cariche ed i livelli. Un paradosso. Vengono considerate
allora le nuove professioni nei più svariati campi lavorativi in cui le
donne si sono cimentate con notevole successo. Professioni destinate,
per tradizione, ai maschi e nelle quali le donne si sono inserite piuttosto
bene. Il genere femminile, però, ritrova oggi, gli ostacoli superati nel
mondo del lavoro (e anche molto più radicati…..) nel mondo della politica
italiana. Questo problema si scopre soprattutto quando le donne vogliono
vivere tale realtà in modo attivo quando decidono di fare una "scalata
al potere", di adoperarsi per una vera e propria "carriera politica".
Si studia anche il fenomeno della divisione sociale e sessuale del lavoro
e del potere in senso orizzontale e in senso verticale. Si verifica che
quello orizzontale (distribuzione dei compiti) è stato da tempo raggiunto
nella nostra realtà civile e lavorativa ed anche nella vita politica.
La divisione verticale del potere, invece (differenziazione dei livelli
di potere all'interno di un'istituzione di tipo gerarchico), presenta
ancora delle difficoltà non irrilevanti per le donne se ne tentano la
scalata. La chiave di volta è, ovviamente, l'impadronirsi del controllo
politico. La lotta (più o meno evidente) per questo potere determina dunque
le dinamiche tra uomini e donne nella scienza e nella pratica del governo.
Si parla, di seguito, del ruolo e delle differenze tra varie tipologie
di "donne in politica". Si considerano le loro figure nella "Prima Repubblica"
(così storicamente definita) e quelle emerse dopo l'avvento della "Seconda
Repubblica", negli anni novanta. Appaiono nuove figure di donne impegnate
nella vita amministrativa e politica (soprattutto assessori, sindaci,
parlamentari e ministre). Infine, si studiano i ruoli politici delle donne
nel contesto organizzativo globale e si analizzano le loro assegnazioni,
secondo la carica, nella struttura del loro partito e delle istituzioni
ove operano. Si esaminano anche le difficoltà che le protagoniste di questo
studio trovano all'interno delle stesse organizzazioni politiche a cui
appartengono rispetto ai colleghi maschi di pari grado e preparazione.
Si studiano le discriminizzazioni sessuali tuttora esistenti e denunciate.
Si scopre che la priorità viene sempre data all'uomo, a parità di competenze
e collocazione gerarchica, in caso di scelta per una promozione od una
assegnazione di una carica importante. Si rilevano ancora le difficoltà
che le "donne in politica" incontrano all'esterno e le diversità con le
quali sono destinate a confrontarsi. Le risorse (cariche amministrative
e politiche) in questo ambiente sono decisamente scarse, generalmente
cicliche e le barriere da superare per raggiungerle, per le "donne in
politica", sono altissime. Il perpetuarsi dell'esclusione delle donne,
o, quantomeno, il ritardarsi dell'inclusione di chi è fuori, vince in
questa sfera, come conferma Laura Balbo, studiosa delle problematiche
di genere. Le istituzioni politiche sono un mondo di soli uomini (di una
certa razza, cultura e religione, a seconda del paese) che funziona a
loro immagine e somiglianza. Non esistono solo logiche per escludere la
donna, naturalmente, ma è chiaro che in una situazione dove la variabile
di genere non viene tenuta in conto, queste risorse scarse vengono distribuite
secondo antiche pratiche maschili (territorio,competenza, componente,
ecc.). Le donne, inoltre, sono considerate da sempre di passaggio, transitorie,
di conseguenza inaffidabili, effimere. E' necessario creare una sottocultura
politica tutta al femminile, come dice la Balbo, per instaurare processi
moltiplicativi e stabili. Si parla anche della mancanza di figure senior
e di mentori politici, di una rete di appoggi necessari per sostenere
la carriera intrapresa. Figure e strutture che gli uomini hanno ed usano
da sempre. Per quanto concerne la transitorietà della donna bisogna, invece,
considerare il concetto fondamentale della tripla presenza. Sempre che
la politica non sia considerata e vissuta dalla donna in oggetto come
una "professione" fin dall'inizio. Posto che il problema della doppia
presenza del genere femminile, famiglia-lavoro, sia stato in qualche modo
risolto, si è visto (e questo studio lo confermerà grazie alle interviste
rilasciate dalle donne-campione) che il concetto di tripla presenza, famiglia-lavoro-politica/attiva,
è purtroppo difficilmente conciliabile e concretizzabile nella vita di
tutti i giorni. La donna deve sempre pagare un prezzo molto alto, in svariati
modi, se desidera arrivare in questo particolare ambito; a differenza
dell'uomo, il mondo politico ed il tempo che lo governa sono costruiti
a sua misura. La donna, invece, deve essere in grado di far coincidere
il suo progetto politico con tre variabili molto flessibili e soggettive:
il suo ciclo di vita, il suo progetto esistenziale e lo specifico momento
di vita e di lavoro Queste variabili dimostrano le difficoltà più visibili
ed evidenti con cui la donna in politica deve confrontarsi. Per le diversità
invece si nota in quest'analisi che le donne devono commisurarsi con due
tipi di differenze, una volta arrivate al potere politico. Le "donne in
politica" sono diverse dai loro pari (perlopiù maschi) e sono diverse
dai loro subordinati (perlopiù donne). Devono dunque sapersi gestire con
tatto e diplomazia maggiore dei politici uomini per non incontrare ostracismi
e boicottaggi, molto frequenti in questa sfera, per non venire omologate,
dimenticate o manipolate, per non venir, a forza, incasellate nei due
stereotipi creati dai media della "donna in politica"/uomo o della "donna
in politica"/Barbie/e,o/Velina" che dir si voglia. A tale scopo devono
sfoderare tutte le armi in loro possesso per dimostrare la loro vera personalità
e far rispettare la loro "missione". Le"donne in politica", infatti, sono
vincolate a fare questo soprattutto per non deludere l'elettorato che
le ha scelte proprio perché più vere, giudicate più vicine alle esigenze
della gente comune. In genere è per queste motivazioni che si vota donna.
Si parla poi di "donne e comunicazione". Si cerca di apprendere come la
donna impegnata in questo settore si comporta in relazione a questa nuova
disciplina: la comunicazione politica. Si parte da Marshall Mc Luhan,
grande classico della sociologia e della comunicazione, dal suo concetto
rivoluzionario:"Il messaggio è il medium". e "Il medium/veicolo non è
mai neutro". Si cerca di conoscere se e quante donne impegnate nella politica
sono consapevoli di poter essere il primo ed autentico medium e messaggio
di "sé stesse". Messaggio che arriva globale a tutti i cittadini/elettori
in questa contemporanea era elettronica ed omnicomprensiva. Se e quante
donne danno importanza, non solo al loro contenuto ideologico e tecnico/cultural,
ma anche al loro corpo e alle sue estensioni per esprimere il loro "messaggio
globale". Se sanno, dunque, comunicare correttamente con il loro elettorato
ideale. Quante sanno che la politica è per definizione liturgica. Liturgia
che ha bisogno di diversi e personalissimi rituali e simboli da dispensare
con oculatezza, come bene descrive e ed esemplifica Mariselda Tessarolo,
sociologa della comunicazione. Rituali che devono essere molto comprensibili
e trasparenti, ora che i media (specie la televisione) hanno raccorciato
di molto la distanza tra il potente e la gente comune. Enzo Kermol, psicologo
della comunicazione, perfettamente illustra il punto focale della disciplina
della comunicazione politica: il considerare il rapporto intercorrente
fra "centri di comunicazione - gruppi di potere - gruppi sociali", ovvero
fra i media, la politica ed i cittadini/elettori. Avendo questi tre punti
di riferimento, spiega Sara Bentivegna, studiosa di comunicazione politica,
si possono creare delle strategie comunicative politiche sulla scia delle
regole del marketing. Esse devono tener conto ancora delle influenze politiche
del momento contingente, della retorica, dei vari tipi di linguaggio,
della propaganda, della corretta percezione dei meccanismi di voto, del
bisogno di orientamento ed informazione da parte dei cittadini. La dieta
multimediale deve essere ben bilanciata e si devono considerare , per
diversi target, diverse offerte di fruizione. I talk-show sono l'esempio
eclatante dell'evoluzione della comunicazione politica, la nuova arena
elettorale. La piazza reale, fisica, dove si tenevano i comizi di un tempo,
è stata sostituita dalla rinnovata piazza elettronica, dove i politici
di oggi tentano di riattivare un dialogo con gli elettori. Altri strumenti,
oltre ai talk-show, sono i dibattiti, gli spot elettorali (vietati in
Italia), i sondaggi, gli out-door (manifesti e locandine), i volantinaggi
(o altre strategie a basso costo ma grande fruizione), le interviste radiofoniche
ed i new-media (con uno schema di marketing many to many ), utilizzati
da oramai diversi anni con vari tipi di siti web (propaganda piuttosto
economica e a grande espansione). Quel che più conta, comunque, è il far
coincidere la logica mediale (che comanda) con la logica politica. La
politica è stata costretta ad interiorizzare la propensione dei media
alla personalizzazione, alla spettacolarizzazione ed alla semplificazione
dello scontro politico. Di conseguenza, tutti questi format attivano una
comunicazione fondata sostanzialmente sulla spettacolarizzazione dello
scontro politico. Le "donne in politica", dunque, devono essere pronte
a mettersi alla prova, a tutti i livelli con questo sistema imperante
e a volte spietato. L'oggetto dell'inchiesta sono le donne del Friuli-Venezia
Giulia aventi una carica politica nel 1999, anno in cui sono state effettuate
le interviste allegate all'elaborato. Il campione, composto da cinquanta
donne, è diviso fra quattro capoluoghi di provincia: Trieste, Gorizia,
Udine e Pordenone ed i comuni di competenza. Il campione non è perfettamente
omogeneo, anche se ben rappresentato. La "donna in politica" tipo del
Friuli -Venezia Giulia, secondo i rilievi statistici ed i dati da essi
prodotti è classificata in riferimento alle sei aeree prima evidenziate.
Per la prima area anagrafico-ambientale risulta essere una donna compresa
nella fascia d'età fra i quaranta ed i cinquant'anni (ma anche quelle
fra i trenta ed i quarant'anni sono numerose) con un titolo di studio
medio-alto, appartenente a svariati mondi lavorativi fra i quali predominano,
come categorie, le libere professioniste e le insegnanti ma non mancano
categorie quali le imprenditrici, altre dipendenti e le casalinghe. Una
donna che dichiara di non aver avuto difficoltà ad entrare nel mondo politico.
Una donna che ammette, nel contempo, che i problemi sono arrivati subito
dopo l'insediamento. Causati soprattutto dall'ostracismo degli uomini
e purtroppo anche di alcune colleghe da tempo in carica ed omologate dal
sistema, La protagonista dell'inchiesta dichiara anche che non è stata
facilitata assolutamente dalla sua condizione di genere (lo ammettono
solo il.28%). Se le si desse in mano una bacchetta magica farebbe, con
urgenza, le seguenti cose:"Dilatare il tempo all'infinito, cambiare in
meglio la burocrazia imperante, far prevalere i fatti alle chiacchiere,
eliminare la pedanteria degli uomini" di cui si ritiene vittima. Tutto
questo allo scopo di fare politica al meglio mantenendo più tempo per
la famiglia e per sé stessa. Riguardo i problemi emotivi creati dalla
carica politica, la donna tipo risponde che si, li ha spesso avuti (poche
donne dichiarano di riuscire a mantenere sempre il sangue freddo, solo
l'8%). Per quanto riguarda l'elettorato ideale, lo vorrebbe soprattutto
fidato, informato ed intelligente (poche lo desiderano donna, alcune lo
vogliono giovane). Riguardo la seconda sezione, l' area dei rapporti sociali
e personali, la "donna in politica" di questa regione è una donna sposata
o che desidera sposarsi ed avere dei figli, certamente uno, se non più
(più del 60% delle intervistate dichiara di avere già un figlio). La nostra
protagonista, infatti, non rinuncia quasi mai alla famiglia, pur subendo
anche lei il contrasto tra le aspettative di eguaglianza (parità formale)
che le donne oggi hanno ed il confinamento al ruolo tradizionale di madre,
moglie, lavoratrice (disuguaglianza sostanziale) che ancora persiste.
In genere, l'entrata in politica avviene più per uno slancio ideale ed
emotivo che per un disegno ben programmato e calcolato a tavolino. L'impegno
è sempre molto valido e propositivo ma la mancanza di preparazione tecnica
per affrontare certi ruoli a volte pesa e, soprattutto. viene fatta pesare.
Per cui questa donna si sforza in tutti i modi di organizzarsi. La donna
riesce sempre a distinguersi per la sua pragmaticità, la sua concretezza,
il suo buon senso, al di là delle sue competenze specifiche, e a volte
supplisce con queste doti alle carenze del caso, se esistono. In genere
il ritiro dalla vita politica avviene dopo un primo mandato svolto magari
con lode (la famigerata transitorietà della donna), per sua precisa volontà.
Mandato che porta via troppo tempo alla famiglia e alla propria occupazione,
beni considerati irrinunciabili (alcune intervistate hanno dichiarato
invece di voler proseguire la loro carriera politica ma in esclusivo ambito
regionale;solo una ha confidato le sue aspirazioni al successo politico
a livello nazionale). La grande difficoltà che fuoriesce da tutte le risposte
esaminate è quella di riuscire a conciliare famiglia lavoro e vita politica.
Questa difficoltà, come si è visto, è la causa principale del ritiro dalla
politica attiva. Quindi la donna impegnata in questa sfera ha bisogno
di una rete familiare che l'aiuti (in primis il suo compagno, poi la famiglia,
la parentela allargata, i servizi esterni, le strutture sociali e gli
aiuti esterni ( colf, baby-sitter, ecc.), quando può permetterseli. La
donna-campione di questa analisi ha saputo conciliare queste tre realtà
anche se con difficoltà (altre hanno rasentato il sacrificio per farlo,
il 6%, alcune hanno fallito in questo tentativo, il 4%.; parte delle intervistate,
il 10%, dichiara, invece, di avercela fatta molto bene). Riguardo le amicizie,
la "donna in politica" rivela di avere diversi amici, indifferentemente
se donne o uomini, purché sinceri, coerenti, aperti al dialogo e, soprattutto
leali, però dovendo preferire un genere, sceglie gli amici-maschi. Alla
domanda di cosa pensa del modello sessuale trasmesso dai massmedia risponde
(coralmente): ingannevole e deplorevole. A conclusione di quest'indagine
sull'area personale e sociale il dato più importante che si ricava da
tutte queste interrogazioni è il dilemma di questa donna che qualcosa
deve pur sacrificare per avere una vita armoniosa, equilibrata, o perlomeno
possibile. Vita equilibrata in rapporto ai suoi tempi e alle sue priorità:
se sceglie di rinunciare a qualcuna delle sue tre presenze, quindi, sceglie
di abbandonare la presenza nella vita politica attiva. Riguardo l'area
del tempo libero, la terza, si nota che il campione analizzato è formato
da donne sportive e dinamiche. La donna tipo ha praticato diversi sport
da giovane. Alcuni li ha abbandonati per motivi di tempo. Ad altri non
ci rinuncia, come: il nuoto, lo sci, il tennis ma soprattutto le passeggiate
in bici o le camminate all'aria aperta, possibilmente in compagnia dei
figli. Il tempo è sempre tiranno riguardo gli hobby. Non li pratica quasi
mai. Ma quando ritaglia un piccolo spazio per sé preferisce in assoluto
quelli di tipo culturale, come la lettura. E, sempre quando può, si dedica
anche ad altri: viaggi, antiquariato, giardinaggio, collezionismo, cucito,
tombolo. Tutto questo per rilassarsi e riposarsi. Il discorso si fa un
po' più complesso quando si affronta il tema della moda, dell'abbigliamento
e degli accessori indossati. Dai dati raccolti si è percepito che non
tutte le intervistate intendono la moda come messaggio, non tutte comprendono
la funzione semantica della moda. Funzione importantissima specie per
questa classe di donne. Protagoniste spesso in primo piano, nel mirino
dei media. Signore della politica che devono mostrarsi sapendosi mostrare.
Donne che sono il loro primo medium o veicolo di trasmissione del messaggio
che vogliono portare e divulgare. Se l'immagine dell'uomo politico, inoltre,
è un'immagine oramai istituzionalizzata, quella della donna, molto più
complessa, va considerata e rivista di volta in volta. Bisogna tener conto
della sua fisicità ma soprattutto del suo personale contenuto per allineare
l'immagine ad esso e trasmettere un'impressione coerente e positiva. La
donne analizzate si vestono solo nel 28% dei casi a seconda delle occasioni,
(concetto fondamentale). Queste tengono in giusta considerazione gli abiti,
che sono le estensioni della pelle e quindi parlano il linguaggio del
corpo, ma anche gli accessori, a volte mezzi eccezionali per diventare
i suoi personalissimi simboli e quindi canali di messaggi non verbali.
Altre intervistate, il 30%, preferiscono solo l'abbigliamento sportivo,
molte, il 26%, quello esclusivamente elegante, alcune, il 13% quello comodo
(non specificando di che abbigliamento si tratti), altre ancora, il 2%,
dichiarano di solo abbigliarsi a modo loro. Il modo di vestirsi è cultura,
è un ricettore sociale.E' anche lo specchio psicologico di ogni singola
personalità e della storia della società in cui si vive e per tutti questi
motivi è così importante. In riferimento alla domanda sull'angolo preferito
della propria casa, si è notato che la risposta viene data con piacere,
perché vi si intuisce il ricordo dei momenti di relax, un momento privato.
Il luogo preferito dalla donna campione è il salotto. Seguono percentualmente,
la cucina di tipo tradizionale (dove si riunisce tutta la famiglia), lo
studio, la camera da letto o tutta la casa, oltre al bagno, al giardino
e la veranda. L'automobile, inoltre, non è considerata uno status-symbol,
anche se viene ammesso che per qualcuno lo è, che a volte vi si dà peso
a livello di immagine. La macchina tipo per della donne campione è un'utilitaria
o una station-wagon, pratica per tutta la famiglia. Alcune donne posseggono
macchine potenti o di lusso, ma sono le eccezioni. Due non la posseggono
affatto. Le preferenze riguardo gli svaghi indirizzati a cinema, teatro
e concerti vedono al primo posto il cinema, più facilmente fruibile. Poi
il teatro ed i concerti. Certo è che a volte la protagonista di questa
analisi non ha proprio il tempo per nulla di tutto ciò, se non addirittura
si vede costretta ad andare a delle rappresentazioni e a degli eventi
per dovere istituzionale. In tal caso il suo tempo libero lo spende diversamente,
lo dedica soprattutto a sé stessa. Per quanto riguarda le preferenze su
attori/attrici/personaggi della politica, le simpatie vanno di gran lunga
verso Robert De Niro, Richard Geare, Juilia Roberts, Meryl Streep; per
i personaggi della politica, le scelte sono istintivamente di parte; emerge
la figura del Santo Padre, come esempio di umanità e spiritualità. La
quarta sezione di domande, quella che tratta l'area dei massmedia e della
comunicazione politica, è un sezione molto importante ai fini di questa
ricerca. Per quanto riguarda il rapporto con i media, sia a livello attivo
che passivo, si ha un riscontro decisamente positivo (alcune però si lamentano
della poca onestà dei giornalisti nel riproporre le interviste; altre
accusano la TV, con i telegiornali troppo gridati e i programmi privi
di spessore, spazzatura….). La donna tipo della classe politica del Friuli-Venezia
Giulia non ha un addetto stampa (solo una donna utilizza questa figura
professionale), figura fondamentale per una corretta mediazione nella
comunicazione politica secondo Francesco Pira, studioso di comunicazione
pubblica e massa. L'addetto stampa, viene definito un professionista a
tempo pieno. In genere la donna campione usa quello del suo partito o
della sede istituzionale dove opera. A volte diventa press-agent di sé
stessa, si scrive tutto da sola e tiene anche i contatti con i media.
Per ciò che concerne la comunicazione politica in senso stretto, disciplina
piuttosto recente, ma come abbiamo visto molto importante poiché mantenere
il contatto con i media è vitale, si è domandato se si è fatto comunicazione
politica. La donna campione ha risposto di no (alcune, il 28%, hanno organizzato
personalmente le loro campagne elettorali e se ne sono occupate in altre
occasioni). Come ultima domanda si è chiesto se gli uomini o le donne
in politica trasmettono valori ed emozioni. La risposta è stata si (anche
se alcune, il 26%, hanno dichiarato che lo dovrebbero fare tutti ma pochi
ci riescono; altre hanno risposto con un secco no, il 20%). L'idea generale
è quella che, la trasmissione di valori ed emozioni è un preciso dovere
di chi opera in politica e la donna tipo intervistata per questo studio
si pone come obiettivo, quello di non perdere mai il contatto con il proprio
elettorato e le realtà della sua base. Questa è anche una potente arma
politica in mano alle donne, perché la volontà di rimanere attaccate alla
base degli elettori è molto apprezzata dagli stessi. Arrivando all'area
del grado di soddisfazione personale e degli obiettivi, la sesta, si valuta
l'iter politico e personale compiuto dalla donna campione Questa si definisce
una donna molto soddisfatta, nonostante le difficoltà incontrate, e addirittura
si considera fortunata per la vita che conduce. L'unico problema che risulta,
senza eccezione, insormontabile è il fattore tempo connesso ai suoi tre
ruoli. Per questo motivo cerca di dare il massimo ma considera, come idea
generale, l'impegno politico un'esperienza importante ma isolata. Esperienza
da non ripetere con un secondo mandato. Il problema tempo, infatti risulta
un disincentivo immediato per le meno motivate. Alcune protagoniste di
questa analisi, invece, si propongono di continuare la loro carriera politica,
ma quasi sempre a scapito, in genere, di quella lavorativa. Specie se
hanno un lavoro indipendente. Inoltre devono sempre furtare il tempo anche
ai propri interessi (hobby, sport, cura di sé stesse) per non rubarne
troppo alla famiglia e soprattutto ai figli. E questa conditio sine qua
non a lungo andare peserebbe a qualunque donna si cimentasse in quest'impresa,
nelle attuali contingenti condizioni. Ancora un dato rilevato da segnalare
è la frustrazione del non poter fare di più. Del non veder conclusi i
propri progetti a livello amministrativo e politico, sempre a causa delle
lungaggini burocratiche e del tempo che non basta mai. In questa analisi
il fattore danaro è raramente emerso. Anche se esso ha sempre il suo peso,
se non altro in termini di organizzazione. Il problema economico viene
a galla, nella vita politica, soprattutto ai livelli-base, dove si riscontrano
lamentele per i gettoni di presenza, insufficienti anche solo a coprire
le spese vive, per non parlare dell'impegno e dell'energia promulgata..
Concludendo, la figura di "donna in politica" emersa da questa ricerca
nel Friuli-Venezia Giulia descrive una donna fondamentalmente tradizionale,
che crede nei valori della famiglia, mettendola al primo posto nelle sue
scelte. Una donna colta, impegnata, attiva e sportiva che però non ha
più tempo per sé stessa se si dedica alla politica attiva. Perché, se
e quando lo fa, lo fa in modo deciso, con passione e cercando di dare
il meglio di sè.. Dalla sua ha sempre il pragmatismo, la voglia del fare
al posto del vano discutere maschile e la capacità di sintesi tipici del
suo genere. Contro di lei trova un mondo fatto a misura d'uomo, popolato
da uomini, con pratiche e liturgie tutte al maschile e tanto tempo da
sprecare, che va sprecato soprattutto a danno degli elettori, secondo
l'ottica femminile. Uomini, ovviamente, che tendono a perpetuare queste
remote liturgie per tramandare il privilegio del loro antico monopolio.
Alla fine la "donna in politica" risulta transitoria, di passaggio, per
l'impossibilità di mantenere a lungo un triplo ruolo ed una tripla presenza,
anche in nel Friuli-Venezia Giulia. Ci sono certe donne molto valide che
resistono nonostante tutto, alcune che rinunciando ad altri valori, si
sono dedicate solo alla politica come ad una missione. Altre ancora che
sono riuscite a fare della politica una professione in cui credono. Sono
le eccezioni, innegabilmente. A queste donne vanno dunque rivolte le attenzioni
di chi fa politica in modo passivo, le elettrici. Da queste donne il mondo
femminile si aspetta azioni positive nel sociale e nella sfera strettamente
politica per dare la spinta necessaria a quello che Laura Balbo chiama
l'empowerment femminile. Per permettere, nel futuro, ad altre donne di
iniziare la vita politica attiva senza doversi mutilare o, dopo un periodo,
ad essere costrette a rinunciare e quindi ritirarsi.
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